Questo trattato di socio-biologia scritto da Glenn Floyd (maschio), apparso sul British Medical Journal nel 2014 (https://www.bmj.com/content/349/bmj.g7094) è stato presentato come tributo alle donne australiane in occasione della Giornata internazionale della donna del 2012. Ascolta qui l’intero trattato scientifico del BMJ.
La traduzione completa del trattato avrebbe avuto due controindicazioni: la prima, dare parola a quello che in fondo è un mansplaning, anche se l’idea di base ci trova in linea di massima d’accordo e apprezziamo la testimonianza di un diretto interessato; la seconda è che lo scritto è alquanto prolisso e ripetitivo, nello stile che accomuna molti trattati “scientifici”, ma senza una logica consequenziale forte. Quindi quella che proponiamo qui è una sintesi, correlata dalle parti originali più significative riportate tra virgolette. Il concetto di base è semplice: le donne hanno la capacità di evolversi, gli uomini no.
Premessa
“I maschi da soli hanno praticamente azzerato lo sviluppo del più alto potenziale socio-intellettuale della nostra specie ominina e umana, potenziale che si era evoluto come minimo a partire dai 500.000 ai 100.000 anni fa, forse perfino da due milioni di anni.
Trattato sull’attuale sottosviluppo del potenziale socio-intellettuale della specie homo sapiens, come risultato della innata e genetica inferiorità maschile nella capacità di tenere in vita il potenziale socio-intellettuale della specie, IN CONFRONTO alla innata e genetica superiorità femminile di tale capacità di progresso socio-intellettuale.”
La dedica
“A Lucy, australopithecus-afarensis:
“Ti devo tutto ciò che sono”

Il testo pubblicato sul British Medical Journal si apre con un omaggio al coraggio e al “monumentale contributo ai più alti ideali della più pura isonomia nel nostro fragile mondo controllato dagli uomini” di Malala Yousafzai (nello scritto originale senza cognome – NdT), la ragazza pakistana che ha subito un attacco di matrice talebana perché gestiva un blog di denuncia contro le violenze che subiscono le donne. Insignita del Premio Nobel per la Pace 2014, ha ricevuto molti altri riconoscimenti, tra i quali l’istituzione del Malala Day. Otre alla sua battaglia per la libertà femminile, il merito di Malala, secondo l’autore, è quello di aver tenuto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite uno tra i discorsi “più sbalorditivi per contenuto, esposizione e impatto […] che ha di gran lunga eclissato il famoso discorso di Gettysburg di Abramo Lincoln”. Ma il discorso del presidente americano era rivolto “a uomini semplici e stupidi che uccidono inutilmente uomini semplici e stupidi su un campo di battaglia” mentre quello di Malala si rivolgeva a metà dell’umanità, per spronare le donne e le ragazze a non accettare più violenze.
L’articolo di Floyd si articola in tre punti:
1 – L’intelligenza di sopravvivenza
“La selezione naturale è il processo attraverso il quale i tratti biologicamente ereditati diventano gradualmente più o meno comuni in una popolazione vivente. Avviene in funzione dell’effetto di questi tratti ereditati sul successo riproduttivo differenziale degli organismi che interagiscono con il loro ambiente o habitat vitale. Questi tratti comportamentali innati che aiutano la continuità della sopravvivenza (ad esempio, la costruzione del nido negli uccelli) sono trasmessi attraverso i geni. Si tratta di un meccanismo chiave dell’evoluzione, che facilita lo sviluppo di ausili per combattere le sfide che minacciano la vita stessa (ad esempio, le tartarughe che sviluppano il guscio come protezione) e l’adattamento a nuove opportunità di risorse (ad esempio, il passaggio a nuove risorse alimentari più nutrienti e disponibili). Il più grande propellente dell’evoluzione degli ominini superiori e dell’uomo (qui nel senso del neutro maschile – NdT) è stata l’intelligenza di sopravvivenza”, cioè “una forte capacità intellettuale di comprendere appieno l’universo di minacce e opportunità che vengono presentate dall’ambiente esterno”. Lo stesso “termine intelligenza è usato per indicare la più profonda comprensione intellettuale di questi interi universi di benefici e/o rischi che garantiranno la continuità delle future generazioni di qualsiasi specie. La nozione comparativa esiste per indicare la propensione di un individuo o di un gruppo a mostrare una dotazione intellettuale innata e superiore (SI) rispetto ad altri individui e/o altri gruppi o concorrenti”.
Prosegue dicendo che “l’attuale intelligenza di sopravvivenza delle femmine di Homo Sapiens, innata e distintamente superiore (rispetto ai maschi) è la prova assoluta che questa maggiore intelligenza femminile è stata l’unico catalizzatore che ha permesso alla specie ominina di compiere il suo monumentale salto, iniziale poi continuo, vecchio di sette milioni di anni, da puri animali in competizione territoriale a esseri umani socialmente cooperativi”. Appartiene a tutte le femmine di tutte le specie che hanno preceduto geneticamente l’Homo Sapiens a partire dal sahelanthropus del Ciad, risalente a sette milioni di anni fa e si “applica alla femmina in ogni forma e in ogni fase delle generazioni successive di queste specie in evoluzione”, perché “le femmine possiedono una qualità intrinseca geneticamente superiore (rispetto ai maschi) di intelligenza di sopravvivenza (SI) e un potenziale di utilizzo della stessa in tutto l’universo di risorse per la sopravvivenza nell’ambiente. Si tratta di una dotazione biologicamente superiore, ancora marcatamente evidente e che opera in modo profondo oggi in tutte le società, così come ha fatto durante l’intera evoluzione ominina-umana”.
Ma “la sola consapevolezza della disponibilità di risorse e ripari disponibili e dell’esistenza di minacce non è il fattore determinante del successo”, bisogna anche saper “sfruttare l’intero universo di risorse disponibili e ridurre le minacce alla vita, da intendersi quelle di un habitat in continua evoluzione”.
Descrive l’intelligenza superiore femminile come la capacità di “vedere la realtà della sopravvivenza nella sua totalità, con una chiarezza cristallina, oltre a essere, ieri come oggi, la capacità di comprenderla profondamente e acutamente, e di applicare questa potente intuizione e comprensione a tutti gli elementi della vita, della crescita”.
E gli uomini invece? In cosa consiste il loro essere deli idioti come recita il titolo del saggio di Glenn Floyd?
Sono “i marcatori dei drivers dell’intelligenza di sopravvivenza, molto limitati, ristretti e inferiori che purtroppo operano nella gamma delle diverse capacità potenziali di sopravvivenza del maschio di tutte queste specie ominine e umane” a fare la differenza. “Tutti i maschi di tutte le specie in evoluzione avevano, hanno e hanno sempre avuto una SI inferiore a quello delle femmine”.

Per quanto riguarda la specie umana poi, “questo appare evidente in tutte le culture attuali e fin da quando è nato l’homo sapiens moderno”.
Ma non è questo il solo motivo della superiorità delle femmine: le donne “potevano avvalersi anche del “più potente mezzo biologico di sviluppo vettoriale possibile per qualsiasi organismo vivente; lo sviluppo socio-intellettuale della prole durante lo sviluppo formativo pre-adolescenziale”. L’intelligenza di sopravvivenza ha consentito loro di “‘rendersi conto’ degli immensi benefici compositi che derivano dalla cooperazione sociale ad alto livello e dalla condivisione delle risorse nell’affrontare l’intero universo di barriere e opportunità di sopravvivenza che possono sorgere nella vita e nell’habitat ambientale. È l’espressione ineguagliabile e più genuina dell’isonomia femminile, altamente intellettuale ed espressione di tutto il potenziale umano”.
In altre parole le femmine non solo umane hanno la consapevolezza profonda “dei vantaggi per la sopravvivenza che derivano dall’organizzare in cooperazione le risorse e condividerle”. Nella specie homo sapiens è evidente ancora oggi. “Tutte le istituzioni umane sono state progettate da maschi e costruite da uomini, e tutte facilitano il potere che loro bramano” ma questo “frena del tutto il potenziale di sviluppo sociale”. Da qui tutti mali sociali: corruzione, divisione, discriminazione con tanto di benedizione religiosa.
Segue una digressione esplicativa degli step dell’evoluzione umana a partire dal pollice opponibile fino ad arrivare “alle abilità sociali cooperative in tutto lo spettro dell’agire della vita quotidiana, a livello fisico, sociale e rappresentativo astratto (artistico)”. Alle donne dobbiamo quindi “il linguaggio, la comunicazione, la scrittura, le regole sociali e la collaborazione. I piani per il giorno seguente potevano essere pensati la notte prima in discussioni astratte, comunicati, condivisi nella caverna e messi in pratica l’indomani. Era l’inizio della rivoluzione culturale: innata nelle femmine, la loro SI, enormemente superiore e accelerata perfino oggi, ha dato un’ineguagliabile spinta alle possibilità di sopravvivenza”. Perché “i doni più importanti per la formazione di un possibile cervello socio-intellettuale vengono dati solo nella fase formativa dello sviluppo, tra l’infanzia e l’adolescenza, ben prima della successiva adozione di modelli di ruolo maschili/femminili (ruoli di caccia/pesca).” Per contro, “la forza, la potenza, le dimensioni, il consumo, la caccia, l’eliminazione dei concorrenti, il controllo delle risorse, il potere, ecc. sono vantaggi per la sopravvivenza ristretti, territoriali e basati sulle risorse grezze (cibo, acqua, riparo) e perlopiù transitori. Pertengono alla sopravvivenza fisica e sono attributi di ordine inferiore, per questo non possono sostenere nessuna specie indefinitamente, né lo hanno mai fatto. I mammiferi più grandi e più forti (compresi gli ominini e i dinosauri) si sono ormai estinti da tempo”.
2 – Comportamenti sociali uomo/donna
“Pur avendone la possibilità, le donne non si abbandonano alla scala di comportamenti antisociali, che sono quasi esclusivamente a opera maschile, non si devono a loro stupri, belligeranza degli eserciti, genocidi, sparatorie sulla folla, massacri compiuti da bande criminali, rabbia per le strade, tumulti, guerre, cannibalismo tribale rituale, impiccagioni razziali, armi di distruzione di massa, schiavitù, saccheggio, non sono loro le strutture sociali religiose, le multinazionali, gli eserciti, le dittature e le strutture di casta che deliberatamente dividono e accentuano la competizione, le differenze umane, la discriminazione o l’esclusione. Si tratta quasi esclusivamente di un insieme di dispositivi maschilisti, che hanno come obiettivo il controllo delle risorse e l’accumulo di denaro. Per il potere. Poche donne sono alla guida di queste organizzazioni e comportamenti potenzialmente antisociali; sono nella stragrande maggioranza i maschi ad originarli quasi esclusivamente e a dominarli AGGRESSIVAMENTE.
Qual è la ragione biologica di questa innata aggressività maschile?”
3 Il gene obsoleto della scimmia
“Molto tempo fa dipendevamo esclusivamente dal controllo del territorio per ottenere risorse cruciali per la sopravvivenza (cibo, materiali, ripari). La necessità di dominare il “territorio” e di accumulare risorse per competere con le altre specie e all’interno della nostra era un tempo potente e utile per la sopravvivenza [ma] l’intelligenza di sopravvivenza (SI) di ordine superiore ha reso superflua la caratteristica comportamentale dovuta al gene della scimmia.” Floyd lo considera un gene inferiore, lo chiama il “gene scimmia obsoleto (dimostrato clinicamente)”.
Forse “questo motore di sopravvivenza territoriale” può aver avuto il ruolo di offrire all’intelligenza superiore delle femmine quei vantaggi materiali che hanno permesso il suo completo sviluppo, ma oggi la sua sopravvivenza costituisce un grave pericolo per l’umanità tutta, perché mina la possibilità di indirizzarsi verso una scelta evolutiva di cooperazione invece di perseverare in logiche di accumulo e dominio. Porta ad esempio una rivoluzione nella produzione di risorse che essendo oggi di molto superiori a quelle che possono essere consumate ha portato il tasso di mortalità dovuto all’obesità a superare nel 2013 quello della morte per fame.
L’excursus dice è stato più o meno questo: “La prima rivoluzione biologica evolutiva (come detto) è stata la rivoluzione innata del SI facilitato dalle donne, mentre la seconda rivoluzione è iniziata con lo sviluppo dei mezzi per coltivare e immagazzinare animali/vegetali con tecnologie primitive e per saccheggiare (acquisire più territorio). Anche se si tratta di attività obsolete per una sopravvivenza sostenibile, questa azione genetica ereditata ‘senza limiti’, non condivisa e di conquista, ha continuato a essere guidata quasi esclusivamente da e per i maschi.” Vede nella scienza e nella tecnologia i moderni strumenti maschili dove viene applicata la mentalità obsoleta del gene della scimmia, quale “prima risposta” degli uomini “in tutti i loro comportamenti per il controllo di qualsiasi risorsa in ogni tipo di mercato. È la sete di potere. La mettono in atto nella pianificazione della vita e nella reazione a quasi tutte le sfide della vita. Si tratta di un agire genetico obsoleto ereditato da un lontano passato evolutivo, che è completamente fuori sincronia con il più grande vantaggio dato dalla cooperazione e dalla condivisione. E gli uomini lo perseguono ossessivamente.”
Appello agli uomini
“Il gene-scimmia può essere disattivato. Mahatma Gandhi, Nelson Mandela, Martin Luther King Jr, Ziauddin Yousafzai e John Lennon lo hanno fatto! Uomini, noi siamo l’unico nemico, disattivate il vostro gene-scimmia obsoleto.
Di cosa stiamo parlando?
La vittoria è solo il dominio del territorio; la vita è fatta di risultati, non di vittorie.
Uomini, voi siete l’unico nemico, da sempre! Siete in guerra solo con voi stessi!
Svegliatevi, possiamo disattivare il nostro “gene-scimmia obsoleto”!
Appello alle donne
“Donne della Terra, siate pazienti con ‘noi maschi’; anche se abbiamo ereditato i tratti di ‘livello inferiore’ della competizione e dell’accumulo non sostenibile e devastante di risorse territoriali possiamo essere educati e un giorno ‘ce la faremo’, con un piccolo aiuto da parte dei nostri migliori amici (voi).”
Curiosità

Solo Yoko ha aiutato John a disallinearsi dal suo “gene scimmia obsoleto”!
Yoko Ono e John Lennon hanno fermato la guerra in Vietnam! La guerra finisce se lo vuoi!
UOMINI! Disallineatevi dal vostro “gene scimmia obsoleto”. È facile! Ascoltate le vostre sorelle, emulatele. Non posizionatevi in opposizione alle donne! State al loro fianco! La diversità cambia il mondo!
Frase del millennio: Non siate quel genere di ‘MASCHIO’!
Il saggio riporta il link a un sito purtroppo inesistente (www.menareidiots.net) ma potremmo aprirlo noi.
Che ne dite?


Sì, sarebbe interessante un sito in cui si smaschera il maschio della società patriarcale. Una sorta di “il re è nudo!”
Non siamo le sole a porre il “problema maschile”: Daniela Pellegrini, tra le prime femministe italiane (dal 1964) ha dato il via ormai da 12 anni a degli incontri di autocoscienza femminista per liberarsi dalla fascinazione del maschile. Ai Amazones, radio femminista, ha pubblicato la versione audio del suo libro del 2016 Liberiamoci della bestia. Ovvero di una cultura del cazzo – link qui https://aiamazones.com/2023/09/04/liberiamoci-della-bestia-daniela-pellegrini/
Tra le femministe critiche non solo del sistema patriarcale, ma anche della possibilità degli uomini di poter capire la loro stessa deficienza esistenziale c’è anche Angela Giuffrida, che ha scritto Il corpo pensa.
A mio parere nell’area,diciamo, matriarcale si fa fatica a vedere davvero il problema maschile per due motivi: il carattere sociologico e storico degli studi matriarcali moderni (in società diverse gli uomini sono diversi) e la tendenza delle società matriarcali esistenti (o non più) a non mettersi generalmente in contrapposizione. Io penso invece che bisognerebbe fare dei ragionamenti sui millenni (due o tre) di patriarcato che costituiscono la nostra esperienza di donne oggi, per cercare di capirne di più.