Parlare della Legge Madre mentre il mondo celebra i 250 anni dell’Indipendenza degli USA

Lug 5, 2026 | Matriarcato e Femminismo | 1 commento

Non sempre la Storia la raccontano i vincitori. Si stanno levando altre voci, ben più antiche e autorevoli. Riusciamo ancora a sentirle? Eppure i valori della Legge della Madre delle Nazioni americane un tempo sono stati anche i nostri

In tutto il mondo si celebrano i 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza, firmata il 4 luglio 1776, che sancì la nascita degli Stati Uniti d’America e la loro Indipendenza dalla corona britannica. Ma da un articolo di Louise Bear della Mohawk Nation intitolato “America, la Madre degli Indiani: il ricordo di una madre del Clan Mohawk sull’equilibrio, l’autorità e la legge che esisteva prima ancora che nascessero le nazioni”, pubblicato su FB e riportato negli archivi di Max Dashu (https://oldwitch.substack.com/archive), apprendiamo che ci hanno rifilato una tradizione non solo alquanto recente, ma nemmeno tanto edificante.
Rendiamo disponibile le traduzione dell’articolo, seguita da una serie di link a diverse registrazioni di incontri online organizzati da Land Justice Futures, sotto la guida delle donne di diverse popolazioni indigene e delle madri del clan Haudenosaunee. Per i video potete impostare i sottotitoli tradotti in italiano.

Mentre gli Stati Uniti d’America si avvicinano a una svolta storica, siamo invitate, volenti o nolenti, a fermarci un attimo… e a riconsiderare la storia che ci è stata raccontata su chi siamo. Perché al di là di quella storia, ce n’è un’altra.
Al centro della visione del mondo degli Haudenosaunee c’è un principio che mette in discussione tutto ciò che molti hanno finito per accettare: è il principio che le donne, le madri, detengono l’autorità centrale nel governo, nella terra e nel mantenimento dell’equilibrio stesso.
E non si tratta di simbolico. È strutturale. È legge. Ed è ciò che io chiamo Legge Madre.
Quando i primi coloni europei incontrarono per la prima volta le nazioni indigene, non trovarono disordine. Trovarono sistemi di governo complessi, funzionanti e duraturi, profondamente diversi dai propri.
Lo notò Benjamin Franklin in persona. Al Congresso di Albany del 1754, indicò la Confederazione degli Haudenosaunee come modello di unità, un sistema in cui diverse nazioni conservavano la propria autonomia, pur partecipando a un consiglio comune. Una confederazione. L’equilibrio tra interdipendenza e unità.
Vi suona familiare? Perché, sebbene la storia lo abbia a malapena riconosciuto, questi principi riecheggiano in ciò che in seguito sarebbe diventato la Dichiarazione d’Indipendenza e la Dichiarazione dei Diritti. [L’adozione dei principi irochesi è stata ampiamente documentata in libri e articoli]
Ma c’è qualcosa di ancor più profondo e fondamentale che non è stato tramandato. All’interno del sistema Haudenosaunee, l’autorità non era detenuta esclusivamente dagli uomini. Le Madri del Clan, le donne, detenevano il potere di nominare e destituire i capi. Esse garantivano che la leadership rimanesse responsabile non solo nei confronti del popolo, ma anche delle generazioni future.
Pensateci. Responsabilità non nei confronti del potere… ma della continuità. Non nei confronti del dominio… ma dell’equilibrio. Si tratta di una forma di governo radicata nelle relazioni. Ed era in netto contrasto con i sistemi gerarchici e dominati dagli uomini che alla fine avrebbero preso possesso di questa terra.

Persino gli artisti europei intravidero qualcosa di questa verità. Nelle prime mappe e incisioni, l’America non era raffigurata con un re o un conquistatore. Era una donna. Una donna indigena. Che rappresentava la terra, la vita e l’autorità naturale. Ma col passare del tempo… quell’immagine cambiò. Fu alterata. Riformulata. europeizzata. E nella trasformazione, qualcosa di essenziale è stato cancellato.
Mentre gli Stati Uniti celebrano ora quello che viene definito il loro 250° compleanno, dobbiamo chiederci: cosa si sta celebrando esattamente? Perché la storia raccontata più spesso è quella che è stata ripetuta così tante volte da sembrare incontestabile. Ma la mera ripetizione non rende qualcosa vero. Sotto quella costruzione si nasconde una realtà più profonda, in cui le verità fondamentali sono state soppiantate.
In nessun altro ambito la cosa è più evidente che nel sistema giuridico stesso. Nel 1823, la sentenza della Corte Suprema nel caso Johnson contro M’Intosh formalizzò quella che è nota come Dottrina della Scoperta. Tale dottrina dichiarava che la proprietà ultima della terra non apparteneva alle nazioni indigene che vi abitavano, bensì alle potenze europee che l’avevano “scoperta”.
Riflettiamo un attimo su questo punto. Un sistema giuridico… fondato sull’idea che la scoperta equivalga alla proprietà. Da quel momento in poi, alle nazioni indigene furono riconosciuti solo diritti di occupazione, non di proprietà. Un sistema fondamentalmente incompatibile con la concezione indigena della terra come entità viva, relazionale e inscindibile dall’identità.
E non finì qui. Casi come United States v. Kagama del 1886 e Lone Wolf v. Hitchcock del 1903 ampliarono il cosiddetto potere plenario, conferendo al Congresso un’autorità quasi totale sulle nazioni indigene. I trattati potevano essere violati. Le strutture di governo alterate. La sovranità ignorata. Il tutto all’interno di un quadro giuridico che rivendicava la propria legittimità.
Eppure, se la legge si basa sulla precedenza… su ciò che è venuto prima… Allora la Legge Madre ribalta la situazione. Perché nella concezione Haudenosaunee della creazione, non fu la conquista a stabilire la legge. Fu una madre. Una donna incinta che diede vita alla terra e, così facendo, generò la prima legge di questa terra.

La cintura wampum della Nomina delle donne simboleggia l’autorità delle Madri nella comunità degli Haudenosaunee.
La cintura wampum di Hiawatha rappresenta la Grande Legge della Pace


Quindi, dobbiamo chiederci: cosa ha la precedenza, una dottrina della scoperta del 1823… o relazioni che risalgono a migliaia di anni fa?
Perché ancora oggi viviamo le conseguenze di quella contraddizione. Le nazioni indigene sono ancora costrette, in molti casi, a riacquistare le proprie terre. La Nazione indigena Oneida, qui a New York, ha dovuto riacquistare porzioni della propria terra ancestrale attraverso transazioni di libero mercato, quelle stesse terre che erano state loro sottratte.
Questa non è più storia. È l’attualità. Eppure, nonostante tutto ciò, la verità non è scomparsa. È stata solo sepolta. I principi della “Madre Indiana” sono ancora qui. Ancora presenti sotto la superficie. Ancora in attesa.
Ci troviamo ora in un’epoca di riorientamento. Un’epoca che ci chiama a tornare non indietro, ma verso l’interno… verso sistemi che danno priorità all’equilibrio, alle relazioni e all’interdipendenza. Perché l’ordine materno non è allegorico. È il fondamento. È la struttura attraverso la quale la vita continua. E per quei cittadini statunitensi i cui antenati sono venuti qui in cerca di libertà, c’è qualcosa di importante da comprendere.
Riconoscere queste verità non è una perdita di libertà. ne costituisce un’espansione. Un ritorno a una comprensione più profonda di ciò che significa libertà, una comprensione radicata nella responsabilità, nella reciprocità e nel rispetto.
Quindi, quando parlo del “ritorno a casa della madre”, non sto parlando in termini simbolici. Sto parlando della rinascita di un sistema giuridico vivo. Un sistema che valorizza l’equilibrio rispetto al dominio. La responsabilità rispetto al controllo. E la vita rispetto allo sfruttamento.
Perché non si tratta solo del passato. Si tratta del futuro. Si tratta di governabilità. Si tratta della terra. Si tratta di come continueremo o non continueremo a vivere su questo pianeta.
Perché la Madre non è solo l’origine. È presente. È attiva. È necessaria. È equilibrio. È autorità.“Lei è la via verso la pace e la salvaguardia della vita stessa.

In questa prima sessione Louise Bear Herne (autrice dell’articolo) e Michelle Shenandoah parlano della Legge della Madre e della storia e del significato delle cinture wampum.

Un secondo video spiega come la Dottrina della Scoperta, proclamata per la prima volta in una bolla papale del 1493, sia diventata la base per la colonizzazione delle Americhe, il fondamento della conquista del “Destino Manifesto” e, infine, in modo esplicito, di tutto il diritto di proprietà negli Stati Uniti. Non solo all’inizio del XIX secolo, ma anche in tempi più recenti, come nella sentenza del 2005 di Ruth Bader Ginsberg contro la sovranità della Nazione Oneida.

La terza sessione esamina come, grazie alla Dottrina della Scoperta, ci si sia appropriati delle terre delle Prime Nazioni

La quarta sessione, presieduta da Max Dashu, spiega come la patriarcalizzazione e la colonizzazione interna avvenute in Europa abbiano portato alla nascita di ideologie autoritarie che gli Stati coloniali europei hanno utilizzato per colonizzare le Americhe (e la gran parte del resto del mondo).

1 commento

  1. Silvia Landi

    Rigrazio profondamente il lavoro di Ricerca delle Verita Storiche che ci sono state e continuano ad essete sottrate alla co*scienza con*sapevolezza femminile assoggettate cosi’ f alla furbeska Silvia narrazione patriarkale dominante…

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