#nonsoloflotilla. La donna saggia, il maschio implume e la guerra…

Giu 13, 2026 | Matriarcato e Femminismo | 2 commenti

Manifestazioni, boicottaggi, petizioni, commissioni d’inchiesta… e se invece di partecipare al teatrino bellico con nobili intenti recuperassimo il notro ruolo di guida della società?

Il capitolo conclusivo del libro The Crone. Woman of Age, Wisdom, and Power (1985) s’intitola “La crona del futuro” e ha le caratteristiche di un Manifesto femminista. Barbara Walker, dopo aver descritto la storia della donna saggia attraverso i secoli, la sua demonizzazione come strega, la sua neutralizzazione come povera vecchia affetta da demenza, la sua riduzione a oggetto preferito dell’assistenzialismo, ne riporta alla luce il ruolo di guida della società e, soprattutto, ne riscopre il potere. E a questo potere ci richiama tutte, affinché possiamo metterlo in atto per fermare la deriva autodistruttiva del maschio umano ed evitare così una prossima e dolorosissima Apocalisse.
L’analisi del rapporto uomo/padre/guerra dovrebbe aprire gli occhi a tutte: non riusciremo a fermare il delirio di stupida onnipotenza degli uomini se non riscopriremo in noi la Saggia Distruttrice, facendola agire per dire “Adesso basta” a questi figli arroganti e alla loro autonomia senza controllo.

Al momento attuale, non solo è possibile un vero e proprio giorno del giudizio, ma la sua eventualità dipende interamente dai pensieri e dalle azioni dei maschi umani. Gli uomini hanno raggiunto il massimo potere, per come loro intendono il potere: hanno l’incondizionata capacità di distruggere ogni cosa, compresi loro stessi, in una vistosa pira funebre per cercare di sfidare lo splendore del sole o per far colpo sull’indifferenza delle stelle. Può l’arroganza aspirare a qualcosa di più alto?
Il mondo moderno è governato per la gran parte da uomini dalla mezza età in su. Sebbene tali individui possano essere qualificati per la leadership nel mondo degli affari e della politica in base alle loro esperienze professionali, come gruppo potrebbero essere psicologicamente i meno qualificati per prendere decisioni vitali per conto dell’intera specie.
Tra gli altri animali sociali, i maschi maturi devono costantemente difendere le loro pretese su territorio e femmine dalle sfide dei maschi più giovani. La vita di un maschio “dominante” è una disamina dell’insicurezza. Deve riuscire a intimidire o sconfiggere fisicamente ogni rivale, anche – o soprattutto – quando si trova in condizioni di debolezza o è comunque poco incline a combattere. Se dovesse ammalarsi o diventare troppo vecchio per vincere ancora le sue battaglie, verrà presto sostituito da un esemplare più forte. In questo modo la natura garantisce che il patrimonio riproduttivo maschile venga fornito solo dai più adatti.
Gli stessi imperativi biologici dovrebbero governare anche gli istinti più profondi degli esseri umani. Tuttavia, la complessità della civiltà ha offerto ai maschi umani più anziani molti altri modi per consolidare il loro potere contro l’invasione di rivali più giovani e virili. La civiltà patriarcale può essere vista come una rete di misure di difesa per alleviare le insicurezze di base del maschio maturo. Il matrimonio monogamico è una delle misure di difesa che consentono agli uomini più anziani di sentirsi al sicuro da tale invasione, ed è per questo che l’adulterio femminile è stato considerato un crimine di una gravità quasi equiparabile all’omicidio.
Per quanto paradossale possa sembrare, una delle misure di difesa più efficaci degli uomini è sempre stata la guerra: offre ai più anziani un’ottima scusa per incatenare saldamente i più giovani al loro servizio e, non a caso, per distruggerne molti nel corso del processo. Addirittura oggi, che ci siamo raffinati e la gerarchia interiorizzata tiene tutti al loro posto, si lasciano tranquillamente morire i civili – tra loro i bambini nemici che un giorno potrebbero volersi vendicare. E come se non bastasse, la responsabilità della loro distruzione può essere attribuita ai leader nemici. È così infatti che i maschi più anziani di entrambe le nazioni in guerra possono sterminare in modo sicuro e irreprensibile i reciproci rivali più giovani. Allo stesso tempo, ognuno di loro si cimenta in un gioco d’azzardo che gli permette eventualmente di guadagnare più territorio a propria maggior gloria. I signori della guerra possono sentirsi ammirati, efficaci e potenti in modi che raramente sono possibili in tempo di pace. La guerra è la massima espressione dell’ego maschile.


Appare chiaro che gli dei sono semplicemente armi aggiuntive nella lotta dei capi per rimanere “al vertice”, cospargendo di santità qualsiasi cosa i leader vogliano che venga fatta e minacciando di sanzione celeste eventuali ribelli. “Le leggi di Dio” sono tutte strettamente in linea con gli interessi della casta dominante. Quando gli interessi cambiano, cambiano anche gli ordini di Dio.

La possibilità di soddisfare il proprio ego si riversa anche sui maschi più giovani, quelli che svolgono la parte delle vittime sacrificali. Anche loro riescono a trovare il modo di sentirsi potenti, anche se non osano sfidare i propri governanti. Attraverso ruberie e stupri, prerogative tradizionali del guerriero, possono accrescere le esigue ricompense che ricevono dai loro leader. La frustrazione per la loro impotenza sociale può essere alleviata da vari meccanismi di allentamento della tensione, come l’aggressività reindirizzata, il sostegno all’interno del gruppo e maneggiare le armi: un’attività che estende fino all’età adulta il ricordo del piacere infantile di divertirsi con le pistole giocattolo.
Per molti uomini, le esperienze di guerra rappresentano il momento più alto della loro vita. Nient’altro sembrerà mai così drammatico o emozionante.
Gli dei degli uomini, anche quando a parole si esprimevano (si esprimono) a favore della pace e si proclamavano contrari all’uccisione, sono sempre stati pronti a sospendere le proprie regole in tempo di guerra, a unirsi ai loro adoratori nell’odio per il nemico (anche quando il nemico adora lo stesso dio e crede che sia dalla sua parte) e a tollerare qualsiasi livello di violenza. Non esiste un dio maschio che ponga incessantemente l’accento sull’amare i propri nemici, e nemmeno sul rispettare i cosiddetti diritti umani degli altri. In guerra, gli altri sono automaticamente non umani.
Dal punto di vista storico, i più aggressivi, crudeli e sfruttatori al mondo sono stati i cristiani, che hanno usato proprio il termine cristiano come sinonimo di virtù quali pace e amore, ma sono sempre riusciti a non vedere l’incongruenza del proprio comportamento e l’autocontraddizione della propria divinità. Ancora oggi i cristiani amano sottolineare che non ci sono atei nelle trincee, trascurando opportunamente il fatto che se il cristianesimo fosse davvero una religione di non aggressione, non ci sarebbero nemmeno cristiani nelle trincee.
La consolazione della religione non è mai stata negata ai soldati in quanto sono coinvolti nel peccato di uccidere. Le chiese non criticano i militari. I funerali non vengono rifiutati ai responsabili di massacri politici. I tiranni più sanguinari, gli oppressori più sadici, perfino gli uomini coinvolti nella criminalità organizzata, possono comprare l’intera gamma delle garanzie religiose concesse dall’indulgenza di Dio.

Ogni dio-padre geloso ha sempre fomentato le guerre come massicci rituali di gelosia maschile, in cui l’insondabile ostilità del padre verso il figlio/rivale trova espressione formale. Non a caso, le guerre portano una grossa quota di bottino nei tesori della chiesa, in cambio dell’assistenza divina. Proprio come gli ordini monastici medievali fondati su un presunto voto di povertà riuscivano solitamente a diventare molto ricchi in brevissimo tempo, così anche il presunto Principe della Pace è da più di millecinquecento anni una delle divinità più bellicose. “Le guerre sante” tendono a essere particolarmente feroci, poiché enfatizzano in particolar modo la dicotomia Noi/Loro, che è la visione preferita dell’uomo nei confronti dei propri simili.
Può essere che le raffigurazioni religiose non siano nient’altro che proiezioni dell’immaginazione umana, ma hanno effetti evidenti sul comportamento, come in un circolo vizioso. Il cambiamento nei modelli sociali produce un cambiamento nella divinità. E viceversa, un cambiamento nell’immagine divina può produrre un cambiamento sociale. Per quanto illusorie possano essere, le immagini religiose sono importanti.
Secoli fa, gli uomini europei impararono a picchiare le mogli perché il loro Dio, attraverso la bocca dei suoi sacerdoti, aveva assicurato loro che era giusto e doveroso farlo. Per quanto riguardava se stessi, i sacerdoti si convincevano a vicenda che Dio gli ordinava non solo di picchiare, ma anche di torturare e bruciare donne e bambini. Allo stesso modo, nei tempi antichi, quando la Dea invitava a celebrare in suo onore i rituali sessuali per propiziare la fertilità, il sesso era universalmente visto come una santa comunione e non come un peccato.
Forse il mondo trarrebbe beneficio da una ponderata restaurazione dell’immagine divina femminile, restaurandone in qualche modo la precedente preminenza, se non altro nella speranza di abolire dal nostro pianeta in via di estinzione il gioco preferito dall’uomo: la guerra. Questo gioco è andato troppo oltre e non è più divertente. Alle donne non è mai piaciuto, perché non ne traggono altrettanta soddisfazione.

Al contrario, la guerra colpisce alla radice la psiche femminile, sconvolgendo la vita familiare, sdoganando atti vandalici e distruttivi, imponendo sofferenze inutili agli indifesi. Le donne sanno esattamente dentro di sé, in un modo che gli uomini non conosceranno mai, quanto incessante impegno venga profuso nella creazione della vita di un mammifero, durante tutti quegli anni che vanno dal concepimento all’età adulta. Anche le donne che non sono mai diventate madri spesso sembrano comprendere la questione meglio di molti uomini che sono stati genitori. Le persone sane di mente non distruggono sconsideratamente nulla che richieda così tanto tempo per essere costruito, anche se appartiene a qualcun altro. Le donne si adeguano meno facilmente alla dicotomia noi/loro e sono più inclini a simpatizzare con l’umanità che ci accomuna tutti e con la vulnerabilità e l’unicità personale degli altri esseri umani.
Per riuscire a concepire una divinità nella vera tradizione femminile, è necessario eliminare l’immagine di interpretazioni maschili semplicistiche o irrealistiche. Ad esempio, “la dea della bellezza”, la figura preferita dagli uomini è inutile, perché non dà potere alle donne; rappresenta solo l’acquiescenza assoluta ai desideri maschili. La figura della “madre vergine” non è molto meglio. Non solo le è stata tolta la sessualità, ma dimostra di poter sperimentare una sola breve fase dell’esperienza della vita di una donna, la cui consapevolezza è negata da un meccanismo considerato puramente biologico. È plausibile che un’immagine femminile davvero potente possa essere trovata solo nelle tradizioni pre-patriarcali dell’intero ciclo di vita che contempla tre fasi: la Vergine, la Madre, la Crona. Soprattutto la Crona.
In qualità di distruttrice, la Crona si avvicina a quello che gli uomini possono comprendere come potere reale: il potere di distruggere. In quanto datrice di morte, la Crona impone il riconoscimento dei fatti biologici in contrapposizione alla fantasia religiosa. Molto tempo fa i suoi adoratori credevano nella necessità psichica di imparare a guardare la sua bruttezza senza paura, così da imparare ad amare e confortare coloro che sono resi brutti dall’approssimarsi della morte, per poterli aiutare ad accettare l’inevitabile senza mostrare paura. La funzione della dakini è stata persa dal patriarcato, eppure era una funzione vitale, e la sua perdita si fa sentire. Il clero maschile non è stato efficace nell’affrontare la morte quanto le sacerdotesse che lo hanno preceduto.
Naturalmente, la Crona rappresentava anche la saggezza morale delle donne anziane, saggezza che affermava la vita, contrapposta all’atteggiamento difensivo sempre in cerca di potere degli uomini anziani. In quanto sintesi dell’esperienza di vita femminile, era vista come una guaritrice e un’insegnante, nonché una portatrice di morte. Poteva compatire la debolezza, promuovere la creatività o punire la violenza. Era la Madre della Madre, l’autorità suprema per i figli della terra.
Quando la Crona era riconosciuta come un’immagine valida, la vecchia non era vista come un essere inutile, cosa che oggi accade spesso. Oltre alle sue funzioni sessuali e materne, ne aveva altre, forse ancora più importanti. Lei incuteva rispetto, le si chiedeva consiglio e la comunità la ammirava e prendeva sul serio la sua opinione.
La Crona, inoltre, non era così incline a infrangere le proprie leggi come gli incoerenti dei degli uomini. Secondo il suo verbo, il karma era karma: chi ferisce sarà ferito; chi è gentile riceverà gentilezza. La Regola aurea (il principio etico che invita a trattare gli altri come vorresti essere trattato tu stesso, N.d.T) fu una sua idea, in India e nell’antico Egitto, molto prima che venisse copiata dai Vangeli. Era implacabile: non poteva essere corrotta come capitava ai suoi figli, gli dei. E come la natura, non doveva lasciarsi manipolare dalle adulazioni, oppure impressionare da parole umane insignificanti. Bisognava imparare a esistere all’interno della sua cornice, non in opposizione a essa, perché questo diceva il buon senso. Chi pianterebbe nella stagione del raccolto, o chi potrebbe aspettarsi di conquistare l’amore con comportamenti odiosi?
E cosa molto importante, la Crona può rappresentare esattamente il tipo di potere che le donne non possiedono e di cui hanno così disperatamente bisogno oggi: il potere di costringere gli uomini a fare ciò che è giusto, a beneficio delle generazioni future e della terra stessa. Una forzatura sembra essere necessaria. Gli uomini non rinunciano volontariamente ai loro viaggi egoici, ai giochi di guerra e agli accumuli monetari. Come i bambini viziati, molti uomini spingono il loro comportamento egoistico il più lontano possibile, forse cercando segretamente di raggiungere il punto in cui la madre li reprimerà dicendo: “Adesso basta”, e lo farà sul serio.

Da quando si sono dati la pena di privare la Madre di tutto il suo potere – e lo hanno fatto per così tanti secoli – chi è rimasto a imporgli una disciplina di pace? Di certo non il Padre supereroe. Dato che gli uomini definiscono il potere come la capacità di distruggere, allora è la Madre Distruttrice che riveste per loro l’immagine femminile più potente, e quindi l’unica che possa costringerli in una nuova direzione. Come hanno scoperto le femministe, agli uomini possono anche non piacere le voci femminili arrabbiate ma le ascoltano, mentre alle voci suadenti non viene prestata la minima attenzione.
Metafore come queste assumono un significato pratico nella capacità delle donne di vedere oltre gli inganni degli uomini e di rifiutare il loro immaginario egoico. Gli uomini temevano lo sguardo giudicante della donna saggia anche quando lei era socialmente impotente. Questa è dunque la crepa nell’armatura delle istituzioni patriarcali. Quando molte donne insieme dicono di no e lo pensano davvero, l’intera struttura può crollare.

Le donne che si uniscono tra loro per rinnegare il Dio maschio che ha maledetto il loro sesso e per rifiutare le sue richieste di obbedienza, lode, supporto e denaro, si liberano automaticamente da una delle trappole psicologiche più potenti che gli uomini abbiano mai creato per loro. Senza un Dio che ribadisca che devono servire e obbedire ai mariti violenti, le loro catene si trasformano in sabbia e le donne possono allontanarsi da quella che sembrava una prigione. Senza un Dio che ordini di avere figli che non vogliono, prendono personalmente il controllo del proprio corpo. Senza un Dio che le dichiari colpevoli di aver provato piacere sessuale, acquisiscono nuova fiducia nella propria fisicità. E se le donne del mondo si unissero per ripristinare una divinità femminile triplice e completa, con una sua autentica teologia, la vita sul nostro pianeta potrebbe essere molto diversa.
Una simile visione delle possibilità future deve essere accompagnata da alcune avvertenze. Opporsi o sostituire una religione orientata agli uomini con una orientata alle donne non risolverebbe certamente tutti i problemi sociali da un giorno all’altro, e non lo farebbe nemmeno vincere le elezioni come donne. Comunque si correrebbe sempre il rischio che la brama di successo attiri di nuovo l’avidità maschile.
La storia della religione nel mondo occidentale offre uno dei migliori esempi della propensione degli uomini a sfruttare l’impulso religioso per la propria avidità. Questa storia dimostra anche che non c’è limite alle atrocità che gli uomini possono commettere nell’interesse di quell’avidità. Queste cose non devono essere dimenticate.
Poi si alzerebbero le domande filosofiche, come ad esempio: se Dio non è reale, come può la Dea esserlo ancora di più? Viviamo in un’era scientifica, che richiede giustamente prove empiriche di fenomeni esterni. Non possiamo più essere così ingenui da immaginare che “là fuori”, da qualche parte nello spazio (o forse intorno a esso) esista realmente una divinità che ci osserva con occhi veri, reagisca a noi con vere emozioni di tipo umano, si arrabbi con noi se trascuriamo le nostre piccole offerte e devozioni. Sappiamo che questo tipo di immagine è infantile.

Sappiamo che “le sacre scritture” sono opere di uomini, e solitamente di uomini ignoranti. Sappiamo che gli inferni infuocati popolati da demoni sadici sono solo gli incubi di chi vive in un vivaio. Sappiamo che il nostro mondo non è iniziato solo seimila anni fa con la creazione improvvisa di un solo uomo e di una sola donna. Avendo superato queste convinzioni insensate, non possiamo tornare a un precedente stato di credulità. Come può una divinità sopravvivere alla nostra illuminazione?
Sappiamo però anche che i simboli del nostro mito sono come sogni lucidi, le nostre chiavi migliori e forse uniche per una tanto necessaria autocomprensione, sia individuale che collettiva. Possiamo parlare con e delle divinità “come se’ fossero reali, usando i loro miti per illuminare la strada verso le nostre motivazioni, impulsi, difetti, paure e sensi di colpa. La psicologia ritiene che lo studio delle religioni sia una ricca fonte di intuizione. Un cervello può essere sezionato in laboratorio, ma una mente può essere sezionata solo in vivo, utilizzando simboli al posto dei bisturi. Gran parte della nostra “verità” psicologica soggettiva è depositata nei forzieri mitici o religiosi. E questi possono essere aperti dalla saggezza della Crona.
La saggezza della Crona è quella misteriosa qualità che gli uomini amano chiamare “intuizione femminile” per evitare di usare il suo vero nome: intelligenza. Come altre femmine di animali, geneticamente preparate a essere responsabili di vite diverse dalla propria, le donne apprendono rapidamente e osservano con attenzione. Grazie all’esperienza che accumulano nei molti anni trascorsi vivendo, osservando e relazionandosi con gli altri, le donne possono di norma raggiungere livelli di comprensione della condizione umana più elevati di quanto possa sognare la maggior parte degli uomini.
Quando raramente un uomo raggiunge una simile sensibilità, viene spesso acclamato come un genio. Dopotutto, cosa ha reso la figura di Gesù così carismatica per cinquanta generazioni? Non la flagellazione dei mercanti del tempio; non i suoi inverosimili miracoli; non una falsa profezia sul giorno del giudizio e nemmeno la sua presunta origine divina; sono state soprattutto le sue qualità “femminili” di comprensione e gentilezza – per non parlare del sacrificio di sé – cosa che ci si aspetta da ogni donna (di solito venendo esauditi) ogni ordinario giorno della sua vita.
Se l’egoistica brama di potere degli uomini fosse soggetta al giudizio “intuitivo” delle donne, invece del contrario, sicuramente la vita umana e la società potrebbero essere migliorate. La Terra potrebbe diventare un posto più sicuro, più buono e più sano. Le persone potrebbero preoccuparsi di più del benessere delle generazioni future. Invece di cercare di sfuggire alla morte inevitabile con futili fantasie, potrebbero arricchire la vita lavorando con onestà sull’eredità da consegnare ai posteri.
Le donne, che hanno sofferto così tanto per mano dei creatori di miti patriarcali, non hanno più bisogno di fingere di non comprendere le loro motivazioni. Dio non può, ma la donna può chiamare l’uomo a rendere conto del suo comportamento ginocida e genocida.

2 Commenti

  1. daniela

    In realtà in generale vige la selezione sessuale, per cui un maschio deve sì sconfiggere i rivali, ma anche essere desiderato e scelto dalla femmina. Se qualcuna conosce trsti che mettano a confronto questi due meccanismi, lo segnali, grazie

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