Disprezzato e invisibile. Il lavoro contadino e quello delle donne

Ott 14, 2026 | Matriarcato e Femminismo | 0 commenti

Redazione

Articolo sulla Scuola di Bielefeld e le sue teoriche, in occasione della pubblicazione del libro di Claudia von Werlhof ” Väter des Nichts: Zum Wahn einer Neuschöpfung der Welt” (Padri del nulla. Sull’illusione di una “neo-creazione” del mondo). A seguire l’abstract..

Articolo di Martha Verdorfer comparso su eres fraueninfodonne n.4 /2026, rivista gratuita della Commissione provinciale pari opportunità, Servizio donna, della provincia Autonoma di Bolzano /Alto Adige.

herStory La rubrica dell’Archivio delle donne di Bolzano

Uno sguardo alla storia ci fornisce sempre impulsi utili e interessanti per il presente. Vale anche per la storia del movimento delle donne. Molto viene dimenticato, ma poi si rivela spesso sorprendentemente attuale.
La questione dei contadini e delle contadine e la questione femminile, entrambe fondamentali per la società, raramente sono state e sono pensate insieme. Un’eccezione interessante è quella del cosiddetto “Approccio di Bielefeld sulla sussistenza”, dal quale anch’io personalmente sono stata influenzata. Alcune ricercatrici femministe all’inizio degli anni 1980 hanno collegato l’analisi del lavoro casalingo, che allora come oggi viene svolto in gran parte dalle donne, con il lavoro contadino di produzione e di sussistenza nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, e sono giunte così a interessanti risultati.

Il cosiddetto dibattito sul lavoro domestico degli anni 1970 fu una delle prime grandi discussioni all’interno del Nuovo Movimento delle Donne. Ci furono femministe che attirarono l’attenzione per la prima volta sulla mole del lavoro di casa non retribuito e sulla sua importanza per l’intera economia. Una richiesta fu quella di un “salario per il lavoro casalingo”, un’altra quella di una divisione equa del lavoro di casa e di cura o rispettivamente più offerte sostegni pubblici per questo. Tema tuttora estremamente attuale.

Le sociologhe Maria Mies (1931-2023), Claudia von Werlhof (1943) e Veronika Bennholdt-Thomsen (1944) collegarono questo dibattito sulla scarsa considerazione per il lavoro domestico con l’ordine mondiale, che allora come oggi era coloniale. Le tre studiose sono accomunate anche dal fatto che durante la loro formazione e in seguito, hanno fatto ricerca nei Paesi in via di sviluppo: Maria Mies in India, Claudia von Werlhof in Venezuela, Veronika Bennholdt-Thomsen in Messico.

Werlhof e Bennholdt-Thomsen insegnarono all’Università di Bielefeld, perciò il loro comune lavoro intellettuale fu definito Approccio di Bielefeld sulla sussistenza.

Nel 1983 uscì la pubblicazione programmatica col titolo Donne, l’ultima colonia: la casalinghizzazione del lavoro. Vi descrivono i paralleli strutturali fra lavoro domestico femminile e produzione contadina di sussistenza soprattutto dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo. In entrambi i casi il lavoro non retribuito viene svolto prevalentemente da donne, sebbene si tratti di compiti fondamentali per la società. In entrambi i casi, non solo il lavoro non viene pagato, ma anche permanentemente svalutato. È considerato non impegnativo, e si pensa che non necessiti di formazione e competenze: “sottosviluppato”, appunto. La tesi centrale è questa: il capitalismo “colonizza” la sussistenza contadina, il lavoro non retribuito delle donne e la natura. Per poterli sfruttare al massimo, devono essere diffamati come arretrati e senza valore. Essi formano la base sfruttata dell’economia globale.

La necessità di un nuovo concetto di lavoro

Le tre scienziate chiedevano di sovvertire l’economia capitalista e di dare una nuova e maggiore importanza alla produzione dei piccoli agricoltori, all’economia di sussistenza e alle piccole economie locali. In questo processo di cambiamento si attribuiva alle donne un’importanza decisiva. L’Approccio di Bielefeld fu fortemente criticato all’interno del movimento delle donne. Gli fu rimproverato di avere una visione romantica del lavoro contadino, di fissare le donne nei loro ruoli della riproduzione e del lavoro di cura e insomma di sopravvalutare l’importanza della produzione di sussistenza. Le donne dell’Approccio di Bielefeld risposero che per loro c’erano questioni molto più importanti, cioè il capitalismo e la critica del sistema.

Quando nel maggio 2023 Maria Mies morì, Veronika Bennholdt-Thomsen nel discorso funebre ricordò il lavoro fatto assieme:

“Non volevamo la parità della donna all’interno del sistema capitalista, bensì una ‘nuova società’ – come è formulato molto bene nella commemorazione della rivista Spiegel. Nei primi uno/due decenni sembrò che l’obiettivo della liberazione della donna fosse proprio questo. Il famoso dibattito sul lavoro domestico mirava a rendere visibile la vitale importanza del lavoro della casalinga. Noi volevamo essere fiere delle competenze necessarie a questo lavoro, anziché dover sopportare ulteriormente il disprezzo sociale verso lo status di casalinghe. Volevamo separare il nostro lavoro dalla sua funzionalità per l’accumulazione, e su questa base costruire un nuovo ordine sociale. Questo era il nostro sogno.”

Maria Mies, sociologa ed ecofemminista tedesca (1931-2023)

Concluse con la constatazione piuttosto rassegnata che Maria Mies negli anni 2000 spesso disse che la globalizzazione aveva vinto, la critica del sistema all’interno del movimento delle donne era ammutolita e ci si limitava solo a difendersi all’interno del capitalismo globalizzato.
Io ritengo che questa affermazione provocatoria sia molto degna di considerazione. Anche nelle iniziative del presente per un’organizzazione più equa e più sostenibile dell’economia, come la conservazione dei semi locali e del sapere tradizionale sui cicli della natura e la produzione indipendente e sociale degli alimenti, le donne svolgono un ruolo centrale. Il collegamento di femminismo, agricoltura ecologica e critica ai rapporti di potere globali è tuttora attuale, anche nella nostra regione. Agitu Ideo Gudeta (1978-2020), sociologa etiope che aveva studiato in Italia e dovette fuggire dal suo Paese perché si era rivoltata contro il landgrabbing, donna che si era costruita un nuova esistenza come pastora e produttrice di formaggio in Valle dei Mòcheni ed è stata vittima di femminicidio, era una voce conosciuta, che si era espressa anche più volte su questi temi. Conosceva la realtà coloniale e la combatteva, e in Trentino cercava di sviluppare un tipo di economia alternativa.
Della critica al sistema e al capitalismo tuttavia nei progetti nell’ambito dell’agricoltura ecologica non si parla quasi per niente, anche se ciò sarebbe assolutamente necessario dal punto di vista ecologico, femminista e in generale umano. Perciò è importante ricordare l’Approccio di Bielefeld.

Martha Verdorfer, membro del Direttivo dell’Archivio delle donne Bolzano / Frauenarchiv Bozen dalla sua fondazione nel 2005. Insegna storia e filosofia nelle scuole superiori e lavora sulla storia contemporanea dell’Alto Adige / Sudtirol e sulla storia dei sessi.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *