La ribellione amazzone di fronte all’avanzare dei pastori guerrieri patriarcali ha suscitato indicibile paura negli uomini, tanto che hanno relegato nel mito le impavide guerriere per cancellarne l’esistenza. Ma per le donne è stata ispirazione di resistenza e rivolta. Al di là della realtà storica di cui potete leggere una puntuale analisi nel V capitolo del libro Le società matriarcali e la nascita del patriarcato di Heide Goettner Abendroth (vedi a p. 333, “La situazione in Asia Minore e la questione delle Amazzoni”), l’idea che le donne di un’intera società abbiano contrastato armi alla mano l’invasione dei popoli guerrieri delle steppe, solletica da sempre il desiderio di rivalsa femminista. Ben più articolato è il discorso sulla violenza e la guerra che ancora affascina un gran numero di donne alla ricerca di giustizia per i popoli. Ci ripromettiamo di farlo, per adesso lo sguardo cade su un articolo comparso su Amazon Quarterly a firma Ann Forfredom.
Alcune informazioni sull’autrice si trovano in rete qui, in un post che parla di una lettera apparsa su Wonder Woman n. 212, scritta da una donna di nome Ann Forfreedom. Curiosando, si scopre che Ann Forfreedom non è solo una femminista anonima con un nome divertente. Intanto la prima questione : Forfreedom non era il suo cognome, ma come succedeva spesso negli anni ’60 e ’70 le femministe sostituivano quello paterno con nomi evocativi, e la liberazione era un argomento forte. Ann era nata in un campo profughi tedesco nel 1947 e il suo cognome originale era in realtà anche abbastanza cazzuto: Herschfang (in tedesco hirschfanger ha a che fare col coltello da caccia). Scopriamo poi che l’impegno di Ann Forfreedom per il femminismo non è stato irrilevante. Nel post citato sopre ne troviamo l’elenco:
- Ha co-creato e co-insegnato il primo corso di studi sulle donne presso l’UCLA nel 1969, che è stato il precursore del programma dei Women’s Studies iniziati proprio lì l’anno successivo.
- Ha contribuito a fondare il Los Angeles Women’s Center, un’organizzazione davvero grande per la salute delle donne, i diritti riproduttivi e simili.
- Ha co-fondato Everywoman, un noto giornale femminista dei primi anni ’70, e dal 1980 pubblica The Wise Woman, un periodico sui poteri femminili.
- Riscoprì il sigillo della Giustizia e della Libertà dello Stato del Maryland del 1794, che oggi si trova nell’Archivio Peale della National Portrait Gallery e nel museo Smithsonian: raffigura una versione della dea della giustizia.

Ed ecco il perché della lettera pubblicata su Wonder Woman: Ann Forfreedom è la fondatrice di una branca della Wicca, che ha chiamato Wicca Femminista Dianica. Il riferimento a Diana, dea della caccia, potrebbe anche essere un riferimento a Diana, la principessa delle Amazzoni nel fumetto che ammirava tanto.
Labrys (apparso su Amazon Quarterly, vol. 1, n.1, autunno 1972)
Molto prima dell’ascesa di Roma, di Atene o dei Sumeri, il dominio delle donne nei matriarcati e nei regni si consolidò e si diffuse in tutti i continenti. Ovunque vagassero le Amazzoni, ovunque andassero le grandi regine o sacre sacerdotesse della Grande Dea, le labrys (le doppie asce ricurve) le accompagnavano, aiutandole nelle loro conquiste.
Nei luoghi ricoperti di sterpaglie, la labrys era uno strumento per ripulire il terreno. Nella Grecia e nella Russia coperte di monti, la labrys era uno strumento per scacciare la furia dei patriarchi. A Creta, dove le sacerdotesse governarono in nome della Dea per oltre 1500 anni, le doppie asce divennero un simbolo della Dea nei suoi aspetti di divinità lunare, protettrice delle donne ed elargitrice di vita e di morte. Col tempo, il loro simbolismo crebbe ancor di più: la doppia ascia divenne il simbolo della leadership divinamente sancita, depositaria della potenza fisica e filosofica femminile. Il grande palazzo di Cnosso fu chiamato Labirinto, luogo della Doppia Ascia, e il simbolo femminile cretese finì per rappresentare sia l’ascia che la farfalla, cioè sia un’arma mortale che l’aspetto psichico del legame tra la vita e la morte. Una doppia ascia di selce veniva utilizzata nelle cerimonie per far cadere la pioggia, sacrificare le vittime alla divinità, rompere le zolle erbose e raccogliere il grano. Alcuni gruppi amazzonici utilizzarono le labrys come armi in dure battaglie contro feroci nemici maschi in Tracia, nell’Attica e in Asia Minore, nelle zone vicine ai fiumi Termodonte e Iride. La doppia ascia è stata trovata scolpita sui muri dei templi di Creta e di Catal Huyuk (Turchia anatolica), su quelli preceltici di Stonehenge e deposta nelle tombe di donne europee del Paleolitico. È stato un simbolo di ginecocrazia (governo femminile) tra i Lici, i Lidi, gli Etruschi, i Greci attici, i Galli, i Druidi e gli Scandinavi (il martello di Thor e il fulmine di Zeus avevano entrambi la valenza di un’ascia bipenne), così come tra i popoli dell’Egeo, le Amazzoni del Termodonte e i Romani, ormai orientati al maschile. Le rappresentazioni artistiche delle labrys sono state stilizzate in vari modi. Una volta rimossi i pezzi superiori e inferiori, gli archi frontali rimanenti possono essere visti come il simbolo della donna nell’arte rupestre. Disposta in piano, l‘ascia bipenne è una farfalla in volo, con le ali spiegate. Gioiosa e luminosa anche se di breve durata. Quando i due bordi curvi vengono enfatizzati, assomigliano a due mezzelune, o ai modelli paralleli inerenti al flusso della vita. La labrys è stata anche stilizzata come una doppia spirale o come un serpente; nell’aspetto del serpente, che rappresenta il guardiano dei granai e l’impulso profetico, le simbolizzazioni della ginecocrazia sono state predominanti nell’antico Egitto, in Africa e nell’America Centrale. Man mano che le donne approfondiscono il nostro passato, prove fisiche e tangibili della ginecocrazia, con le sue matriarche, i sacerdozi e le giovani amazzoni, diventano più significative e più preziose. La mitologia della femina sapiens è ricca oltre la comprensione attuale.
Questa è la nostra eredità—e la nostra sfida, perché sebbene figlie di uomini, siamo anche le sagge eredi delle Amazzoni.
Fonti: Helen Victry, “The Labrys,” in A Feminist Journal, Vol. 1, n. 1, marzo 1970 (disponibile presso il Women’s History Research Center, 2325 Oak St., Berkeley, Ca. 947061).
Elizabeth Gould Davis, The First Sex, (edizione tascabile Penguin, 1971).
Helen Diner, Mothers and Amazons, “Amazons,” capitolo X, vedi un estratto su Women Out of History; A Herstory Anthology, a cura di Ann Forfreedom, “The Matriarchies and Their Fall”, in Women Out of History; A Herstory Anthology (disponibile presso Ann Forfreedom, PO Box 25514, Los Angeles, Ca. 90025, prezzo $ 3,50).


0 commenti