L’incipit del volantino che chiamava le donne a partecipare al fine settimana lungo (da giovedì a domenica) di quell’agosto 2015 recitava così:
Da tempo abbiamo iniziato a riscoprire e a ricreare la centralità delle donne: desideriamo mettere a disposizione il materiale che abbiamo raccolto nelle nostre ricerche per discutere insieme di principi e organizzazioni matriarcali, di percorsi di consapevolezza sciamanica e di illuminazione femminista.
Sofie della Vanth si era appena insediata nel luogo che ha battezzato Le Campate, un po’ perché la condizione era molto spartana e molto perché quel promontorio-collina che si distingueva dalle ordinate coltivazioni del territorio circostante ti faceva sentire libera, “(s)campata” dai pericoli e dalle vessazioni di una società che chiedeva di essere cambiata.
L’idea di fissare un appuntamento annuale in prossimità del periodo vacanziero per agevolare la partecipazione delle donne interessate è nata quasi subito. La divulgazione di temi matriarcali non era il solo scopo: l’intento era anche quello di dare un aiuto finanziario a un posto che era stato sistemato per accogliere tra le sue mura una decina di ospiti e che disponeva anche di un terreno in cui posizionare qualche tenda. Forse il sogno più ambizioso era trovare altre donne che si unissero a Sofie per iniziare una vera convivenza fra donne che seguisse principi matriarcali.

Con Sofie per tre anni c’era anche Roberta, mia nipote, che si era traferita lì per condividere temporaneamente un progetto residenziale, attratta dalla possibilità di vivere fuori dalla città e riavvicinarsi alla terra. Credo che tutte la ricordino come “la cuoca”. In breve tempo è nato l’orto, si sono potati ulivi e alberi di noci. Con l’aiuto di amiche nel fienile dopo qualche mese era già disponibile una sala per gli incontri di sciamanesimo di Sofie. Non è stato possibile realizzare, se non per brevi periodi, una convivenza matriarcale più ampia. Nel 2019 si è tenuta l’ultima campeggia che vedeva me e Sofie impegnate in primis nell’organizzazione, ma con la collaborazione e la partecipazione di numerose donne e amiche. Poi l’organizzazione è passata all’associazione Sciamadonne che si è occupata delle Campegge successive e ancora le organizza, portandole in giro per tutta Italia.
“Le Campate” oggi non è più il luogo delle campegge, ma il progetto di continuare sulla traccia di un cambiamento di passo non si è persa. Si sono prese strade diverse verso la stessa meta. Per me la divulgazione procede con le traduzioni, mentre con il sito Le matriarcali e le presentazioni l’obiettivo è rimasto quello di trovare compagne di viaggio per creare confronti e collaborazioni politiche. Molte relazioni di questo tipo sono nate grazie alle Campegge matriarcali e ogni anno se ne consolida/ritrova qualcuna.
Ma soprattutto quello che davvero mi accompagna sempre è l’intensità dell’energia che d’estate durante gli incontri si viveva tutte insieme, tanto da creare aspettative di un cambiamento imminente, che forse ha bisogno di tempi più lunghi di quelli che l’urgenza femminista richiede. Mi ha lasciato l’insegnamento di gestire in maniera più appropriata le energie che si mettono in campo senza perdere l’entusiasmo.

Nel corso degli anni è stato possibile incontrare alle Campegge tantissime donne uniche, insieme a studiose e attiviste impegnate a restituire al femminile quel posto di creatrici di società senza guerra e disuguaglianza, come ad esempio Francesca Rosati Freeman e Genevieve Vaughan. Non sono mancate grandi filosofe e pensatrici del movimento delle donne come Daniela Pellegrini e Angela Giuffrida. O momenti di incontro con quel che succedeva nel mondo: con Necibe del centro Jineologj di Bruxelles abbiamo conosciuto la forza del movimento delle donne curde e un corollario di presentazioni di libri, proiezioni di filmati e momenti artistici dal canto alla danza ci hanno messo in connessione con spazi e luoghi lontani e nello stesso tempo vicini.

Per chi è curiosa: programmi delle campegge matriarcali dal 2015 al 2019
Il ritrovarci insieme e perderci ci ha insegnato che le dinamiche tra noi cambiano e che il cambiamento è sempre un bene: gli assetti servono a mettere insieme affinità fruttuose, alcune mai interrotte, altre che sembravano perse ma si sono ritrovate più forti e tenaci di prima. Il ritmo del movimento delle donne spiraleggia (in passato si definiva carsico) e si ripresenta quando deve, non senza averci insegnato qualcosa di nuovo, di più autentico e appagante. Il desiderio è sempre il filo conduttore e seguendo quello non si rimane mai deluse.




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