L’evento si è svolto alla Casa delle donne di Milano il 25/26/27 ottobre 2024. Cercherò di rendere soprattutto l’atmosfera che si respirava, tra amiche vecchie e nuove, nei locali dello “Spazio da vivere”, dove un albero disegnato sul pavimento ci legava le une alle altre attraverso i suoi rami.
La prima a percepire l’intensità del luogo dove erano presenti sole donne è stata Irene Mariam Tazi-Preve, autrice di Il fallimento della famiglia nucleare e Contro la famiglia nucleare, appena arrivata dall’Austria per presentare le sue tesi sul sistema di parentela proprio delle società patriarcali occidentali.
“Una Casa delle donne?” ha esclamato stupita. “Che luogo significativo e che bella energia!!”

Venerdì sera, dopo i saluti, Antonella Ortelli ha presieduto l’apertura dei lavori, presentando il Gruppo di autocoscienza che da dodici anni si riunisce alla Casa delle donne, gruppo fortemente voluto da Daniela Pellegrini, che in quel di Milano ha dato il via alla pratica fin dagli anni ’60. Quest’iniziativa non è stata la prima collaborazione tra il Gruppo autocoscienza della Casa e Le Matriarcali, che hanno trovato un intento condiviso nel ricercare le origini della storia delle donne e l’autenticità di ognuna sotto gli strati di una colonizzazione patriarcale che dura da qualche millennio.
Poi è stata la volta della nostra presentazione e l’esposizione del perché dell’iniziativa:
“Come Matriarcali ci siamo avvicinate al tema del matriarcato dopo le divulgazioni degli studi archeo-mitologici di Marija Gimbutas. Le prime a raccogliere il messaggio dell’esistenza nel passato delle civiltà della Dea sono state Luisella Veroli, Antonella Barina e Luciana Percovich, una delle relatrici della tre giorni. Il desiderio di indagare il tipo di società che potevano aver creato queste civiltà ci ha poi indirizzato verso gli Studi Matriarcali moderni fondati da Heide Goettner Abendroth. Avvalendosi delle ricerche sul campo, degli studi etnografici e unendoli a una critica del patriarcato, l’autrice tedesca ha elaborato una definizione di matriarcato e una metodologia d’indagine che ci permette di riconoscerlo o almeno rilevarne le permanenze, sia nelle società del passato che in quelle che ancora esistono e resistono. Liberati dall’alone esotico e mitologico delle precedenti ricerche, oggi questi studi stanno vivendo un momento felice, suscitando un interesse impensabile nei decenni passati. Questo grazie anche alle numerose pubblicazioni e traduzioni che sono state fatte negli ultimi anni, a cui vogliamo dare spazio qui. Consapevoli che il sistema usa appropriarsi di tematiche foriere di alternative per “smorzarne” il potenziale e costringerlo dentro i confini della “norma” accettata, gli incontri di queste tre giornate sono un tentativo di far “lavorare” l’integrità dei valori e delle visioni di queste società per l’oggi, ma soprattutto per l’oggi del Movimento delle donne. Perché è fondamentale ricordare chi siamo e da dove veniamo e acquisire nello stesso tempo consapevolezza con la pratica dell’autocoscienza per ripristinare la nostra autenticità al di fuori dell’interiorizzazione patriarcale.”
Qui il link alla prima riflessione sulla necessità di unire matriarcato e femminismo.
Dopo una sfiziosa apericena preparata dalla Cucina della Casa, è stata la volta del “Dana show. Canzoni ed endecasillabi femministi e matriarcali in rima” con Daniela Danna.
Un intrattenimento piacevole a base di musica e letture che non ha mai perso l’intento politico di ricordare l’importanza di leggere libri di esponenti del femminismo radicale per contrastare l’avanzata di un’autodeterminazione malata che ha lo scopo di promuovere sia l’utero in affitto che l’industria della prostituzione. Ricercatrice eclettica e impegnata, potete trovare sul suo sito http://www.danieladanna.it/ i temi che affronta in pubblicazioni e traduzioni, per riassaporare un femminismo che ha al centro donne e lesbiche.
Il sabato mattina, la ripresa degli incontri ha visto come protagonista Luciana Percovich che in dialogo con Elena Rader ha rievocato gli anni d’oro del movimento delle donne milanese, la partecipazione ai gruppi dell’epoca, che hanno portato alla traduzione e pubblicazione di testi che ancora fanno storia, come Le streghe siamo noi di Barbara Ehrenreich e Deirdre English per approdare poi alla collaborazione con la casa editrice Venexia, che ha permesso l’uscita di testi come Quintessenza di Mary Daly, Le società matriarcali di Heide Goettner-Abendroth e la ripubblicazione del Linguaggio della dea di Marija Gimbutas, solo per citare alcuni dei libri della collana Le Civette di cui Luciana Percovich è curatrice. (https://www.venexia.it/categoria-prodotto/collane/le-civette/),
Nel secondo intervento di sabato ho parlato delle pioniere del libro matriarcale. Naturalmente non potevano mancare tra le antesignane Christine de Pizan con La città delle dame e Charlotte Perkins Gilman con Terra di lei, testi tradotti in italiano in cui le due autrici si sono spinte a immaginare un mondo al femminile. Le loro opere hanno ricevuto grande attenzione delle studiose femministe italiane, mentre altri testi, forse perché non ancora disponibili in italiano, sono rimasti all’interno di un pubblico femminile di nicchia, per lo più interessato alla storia più antica delle donne. Ho presentato in particolare il testo di Helen Diner, Mothers and Amazones, scritto intorno agli anni ’30 del Novecento e pubblicato in inglese nel 1965, e di Elisabeth Gould Davis, The First Sex, pubblicato nel 1971. Le autrici, avvalendosi degli studi del loro tempo, ricostruiscono la storia remota e planetaria del matriarcato, facendola uscire dall’oblio e dalla cancellazione. Il merito di entrambi i testi è l’importanza data agli storici dell’antichità che già avevano tracciato l’esistenza in tutto il mondo allora conosciuto di società guidate dalle donne, anche se i loro resoconti non erano stati ritenuti altrettanto attendibili dei resoconti che narravano altre realtà storiche.
Lo stile risente dell’orgoglio di entrambe di appartenere al “primo sesso” e di discendere da quelle “madri” fondatrici di società umane che sono diventate “amazzoni” per difenderle dalle invasioni patriarcali.
Ecco due esempi della loro scrittura:
Il mito dell’inferiorità femminile ha prevalso così a lungo che le donne stesse stentano a credere che il proprio sesso è stato un tempo e per molto tempo il sesso superiore e dominante. Per restituire alle donne la loro antica dignità e il loro orgoglio, è necessario insegnare loro la nostra storia. The First Sex
Sono le donne quindi che generano l’uomo, non il contrario. “Lei è il postulato, lui la creatura; lei è la causa, lui l’effetto.” In quanto madre lo precede, si eleva dagli spazi del mondo primevo fino a un personale livello di esistenza individuale. La percettività più profonda non porta impronta di padre, perché i padri degli inizi della coscienza erano solo fratelli. Mothers and Amazons
In questo nuovo sito delle Matriarcali ci ripromettiamo di arricchire la conoscenza di queste e altre autrici con recensioni e traduzioni dei loro testi.
L’intervento di Ilaria Baldini, in rappresentanza della casa editrice VandA (https://www.vandaedizioni.com/), che si definisce esplicitamente femminista, cosa non da poco nell’attuale panorama editoriale, ha dato un ulteriore senso alla mia presentazione delle “pioniere”. Ilaria, che sostituiva Angela di Luciano, direttrice di VandA, ha infatti preannunciato l’intento di ampliare l’offerta di testi che trattano di matriarcato. Auspico quindi che presto sarà possibile avere a disposizione saggi e raccolte antologiche che delineano la storia delle ricerche e della produzione letteraria sul tema.
Il sabato pomeriggio era dedicato alle relatrici straniere: la prima è stata Genevieve Vaughan. Abbiamo affidato la presentazione della teorica dell’economia del dono alle immagini di un video estratto dal documentario sulla sua vita, interamente dedicata a mettere in pratica il Gift-giving finanziando decine di progetti di donne. Vaughan ha dato vita a numerosi Saloon, incontri virtuali dove decine di teoriche e ricercatrici internazionali sulle società matriarcali espongono le loro ricerche e riflettono sulle alternative possibili a questa nostra società così gerarchica e violenta. Francesca Lulli, collaboratrice di lunga data di Genevieve Vaughan a cui è affidata anche la gestione del blog Maternal Gift Economy, si è collegata via zoom con lei, al momento in Texas, per intervistarla sui punti salienti della sua teoria.
Il fulcro del pensiero intorno a cui ruota l’Economia del dono è che la qualità che ci rende umani è la capacità di rispondere ai bisogni di chi ci circonda, mettendo in atto un donare unilaterale che risponde esclusivamente alla necessità dell’altro e non presuppone una restituzione equipollente del bene ceduto, come invece succede nell’economia di mercato. Sono proprio lo scambio (restituzione di ugual valore) e il denaro (significante regolatore di ogni transazione) che snaturano la nostra umanità, permettendo le relazioni di potere e lo sfruttamento delle persone e dei beni che la natura ci offre gratuitamente. Localizza questa facoltà di donare nell’attitudine delle madri verso i figli piccoli che non possono restituire nulla e nomina quindi questo tipo di economia “materna”.
Dopo di lei è stata la volta di Irene Mariam Tazi-Preve, docente femminista che insegna all’Università negli Stati Uniti e in Austria e che si occupa di politica e riproduzione, tradotta per noi da Ilaria Balbini. Con VandA edizioni ha pubblicato Contro la maternità patriarcale e Il fallimento della famiglia patriarcale. Capitalismo, amore e stato (una mia recensione del libro qui e una dissertazione dell’autrice all’Università del Salento qui). La sua disamina della condizione delle madri mette in evidenza i danni che un’organizzazione famigliare basata sulla coppia, dove il padre è ancora il fulcro della parentela, procura alle donne e ai loro figli. Nel suo intervento vengono illustrati al contrario i vantaggi di cui godono le madri nelle società che basano la parentela sul lignaggio materno e che si organizzano in clan, dove la protezione dei bambini è la preoccupazione di tutti i membri del gruppo famigliare.
Ed eccoci arrivate a domenica, un’altra giornata ricca di interventi. Apre Giorgia Succi, ideatrice con Cristina Legovich di un programma radiofonico che va in onda online ogni giovedì dalle 14 alle 15 su Radio Banda Larga. Totalmente dedicato alle donne ne ripercorre la storia e le storie suddividendole in cicli che è possibile riascoltare sul blog di Ai Amazones. Ma il progetto Ai Amazones non si limita solo alla trasmissione radiofonica: comprende interviste a femministe e anche una sezione dedicata agli audio-libri dove si può ascoltare Liberiamoci della bestia di Daniela Pellegrini. Dopo una breve presentazione della radio online, la seconda parte dell’intervento era dedicata a donne dalla personalità eccentrica che hanno dato vita ai salotti letterari tra il Settecento e l’Ottocento, come affermazione dell’eccellenza della sensibilità e del talento delle donne in un mondo culturale dominato dagli uomini.
Il secondo intervento della giornata ruota intorno alla presentazione del Cronario, che vede ancora una volta l’impegno, tra le altre, di Luciana Percovich e la pubblicazione della casa editrice VandA. L’opera ha una caratteristica che richiama i testi del femminismo degli anni ’70: è stata concepita da un gruppo di donne che durante il lock down si sono incontrate virtualmente e hanno prodotto una raccolta di parole “mutate mutanti” a partire dalle esperienze, ma anche dagli immaginari di ciascuna. Nel titolo viene rievocata la “crona” – neologismo mutuato dalla lingua inglese che identifica la donna anziana/saggia – a significare una trasmissione di saperi da donne più grandi a donne più giovani, nella perenne ricerca di senso tipica della cultura femminile. Con lei sul palco anche Roberta Fenci e Stefania Girelli, due delle cinque redattrici che hanno curato la stesura del Cronario, (presentato con letture e riflessioni in questo secondo intervento della domenica mattina).
Gli interventi del pomeriggio si concentravano su un tema sempre di grande attualità nelle noste società patriarcali: la guerra. L’intervento correlato di immagini di Sandra Capri ha reso evidente che la guerra nasce col patriarcato e con la gerarchizzazione e la violenza maschili, nonostante che una narrazione di sistema comune a tutti i rami del sapere ufficiale cerchi in ogni modo di dirci che l’“essere umano” uccide e massacra i suoi simili dalla notte dei tempi. Il Paleolitico e buona parte del Neolitico sono state epoche pacifiche in cui la società umana si è configurata come matriarcale, pacifica ed egualitaria.
Il mio intervento si è avvalso di questa introduzione per suggerire che forse nel nostro impegno di contrasto alla guerra diamo troppo importanza al binomio maschile assalitore/assalito, che cerca di dare una parvenza di logicità a una condizione belligerante perpetua che è soltanto bestiale. La nostra posizione di madri di tutti i nati e di creatrici della cultura e della società umana ci impone di ritornare a essere consapevoli della nostra forza per ripristinare il nostro ruolo di guide di civiltà degne di questo nome. Sono i nostri figli che fanno la guerra e che da secoli si contrappongono in ruoli eroici o tirannici, senza nemmeno avere idea di come si costruiscano società giuste, armoniose e pacifiche. “Fuori la guerra dalla storia” non è abbastanza: fuori dalle nostre vite anche la storia degli uomini fatta di imperi e massacri, grandi condottieri ed eroi di turno. Devono sentire il ruggito della leonessa e rimanere pietrificati dallo sguardo di Medusa: dobbiamo fare di tutto per lanciare chiaro e all’unisono il segnale che così non può continuare.



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