Il tema dell’VIII edizione 2025 di Feminologica, rassegna di teatro civile al femminile, promossa e organizzata dall’Associazione Culturale Youkali APS e diretta da Simona Sagone ( qui il programma) è stato Immaginare il cambiamento.
“Viviamo in un tempo in cui i diritti conquistati dalle donne sono sotto attacco in molte parti del mondo: dal restringimento del diritto all’aborto negli Stati Uniti e in Italia, alle censure sulle parole legate al genere e alle disuguaglianze, fino al tentativo costante di riportarci indietro, negando libertà fondamentali. Crescono le disuguaglianze economiche e sociali, aumenta la violenza di genere, si moltiplicano guerre e conflitti che alimentano un modello patriarcale, militarista e neoliberista. Contro tutto questo, le donne continuano a lottare: per l’uguaglianza sostanziale, per il riconoscimento economico paritario, per il diritto al controllo del proprio corpo, per la pace e per la riaffermazione del diritto internazionale. Come ricordava bell hooks, “il femminismo è per tutti”: e proprio da questa convinzione nasce la necessità di un nuovo paradigma capace di connettere lotte diverse ma intrecciate – femminismo, transfemminismo, ecologismo, diritti civili, lotta al precariato, giustizia sociale – perché solo tutt3 insieme, possiamo immaginare e costruire un orizzonte di pace, giustizia e libertà.”
“Il teatro è per noi uno strumento di lotta politica – dichiara Simona Sagone, direttrice artistica – e la rassegna è un atto di rivendicazione che usa l’arte per smascherare il patriarcato, affrontare temi cruciali come la violenza e i diritti negati, e denunciare le disparità interne al mondo dello spettacolo. Un gesto politico per immaginare e costruire un futuro più equo per tutt3.”
L’appuntamento a cui sono stata invitata insieme a Maria Teresa Semeraro, avvocata e femminista
viene così introdotto dalla moderatrice Elisa Rosso di Youkali.
“Questa sera proponiamo uno sguardo a più voci sui femminismi contemporanei. Come vengono vissuti e agiti oggi i femminismi? Quali corpi pongono resistenza, rivendicano spazio, raccontano altri immaginari? ‘Il corpo e la rivolta’ è il titolo che abbiamo scelto proprio per provare a capire che cosa significa oggi essere soggetto politico femminista.”
Ecco le mie risposte alle domande poste nel dibattito:
E.R. Cosa significa oggi “femminismo”? Come si declina nella vostra esperienza e nel vostro lavoro? In che modo teoria e pratica si intrecciano (o si scontrano)?
S.C. Per me significa ancora mettere in discussione la condizione tradizionale della donna, la relazione tra i generi e lottare come Movimento delle donne per la nostra liberazione – liberarci da un patriarcato che dopo 6000 anni persiste con le sue strutture gerarchiche (con uomini che detengono il potere, che discriminano attraverso norme sociali discriminatorie), con leadership femminili che sono sovente una copia di quelle maschili, con una violenza di genere estremamente diffusa … quindi in sintesi è un teniamo vive le donne!
Sebbene siano stati compiuti progressi notevoli grazie alle varie ondate del Femminismo, gli atteggiamenti patriarcali rimangono radicati in tutto il mondo, con quasi nove persone su dieci che nutrono pregiudizi di genere, secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite.
Il patriarcato alimenta la violenza e la guerra, promuovendo un ideale maschile di aggressività, forza e dominio, che è normalizzato nella cultura militare, portando a un aumento della violenza di genere, all’oggettivazione delle donne come vittime e all’esclusione delle donne dai processi di costruzione della pace. L’associazione della guerra con la mascolinità rafforza le strutture di potere patriarcali, mentre le disuguaglianze di genere esacerbano le crisi umanitarie e aumentano la violenza contro le donne nelle zone di conflitto.
Viviamo in un patriarcato adattato al presente, in cui alle donne è stato permesso di entrare a far parte della struttura e sostenerla nelle sue forme gerarchiche, ma i valori di fondo non sono mai stati cambiati. Al contrario, per certi aspetti vediamo evoluzioni tremende (dal colonialismo all’estrattivismo selvaggio, dalla tecnologia delle prime rivoluzioni industriali a un’espansione della tecnocrazia sui corpi e sulle menti).
Il mio lavoro di femminista negli ultimi vent’anni si declina nella ricerca e nella diffusione di altri modelli di società – come le società matriarcali del passato e del presente che hanno un sistema di valori basato sulla collaborazione, l’equità e l’uguaglianza, e al centro pongono le donne e le madri
Sono passata dal self help degli inizi degli anni 80 (facevo parte di un collettivo che si occupava di nascita “attiva”) al self empowerment; mi sono dedicata alla ricerca, allo studio, alla diffusione di altri modi di fare società e creare cultura, e alla costruzione di reti di solidarietà tra donne.
Ho lasciato quelli che possiamo definire obiettivi emancipatori grazie all’esperienza che ho fatto a partire dalla metà degli anni 90, e poi con la morte di mia madre nel 98 sono stata spinta nella direzione della ricerca spirituale. Nel 2004 ho iniziato con alcune compagne che ho incontrato a un convegno dell’associazione Armonie a studiare le società matriarcali del passato e del presente Sono solo una femminista senza altre aggiunte – se proprio vogliamo sono una che segue la traccia della linea femminile – una matriarcale nell’accezione di matriarcato come mater archè – all’origine le madri. Linea femminile materna quindi… il mitocondrio … il sangue
Mi piacerebbe che utilizzassimo il termine Movimento delle donne invece che Femminismo, come era inizialmente. Purtroppo questo termine è quasi caduto in disuso dopo il movimento dagli anni 60, ma viene ancora oggi nominato, creato e sostenuto da Daniela Pellegrini, una delle prime femministe in Italia. Con lei condivido che “il separatismo resta una pratica fondante della politica delle donne: l’unica vera forma di autonomia dal patriarcato, da cui può riprendere il percorso di liberazione femminile iniziato negli anni 60.”
Negli anni 70 emerge la pratica politica delle donne chiamata della differenza – una corrente del pensiero femminista, teorizzata in particolare da Carla Lonzi. Questa corrente teorica si è sviluppata da un nucleo di pensiero che intendeva riflettere sul femminile al di fuori dei modelli patriarcali, concentrandosi sulla ricerca dell’identità femminile e della relazione tra donne attraverso l’introspezione e il lavoro sull’inconscio, piuttosto che sull’impegno politico di massa per i diritti sociali. Carla Lonzi, attraverso scritti come Sputiamo su Hegel, propone di pensare indipendentemente dal maschile concentrandoci sul piacere femminile, in particolare sull’orgasmo clitorideo contrapposto al piacere vaginale imposto dalla società patriarcale e associato alla riproduzione.
Un incontro importante per me, prima di conoscere Daniela Pellegrini, è stato quello con Mary Daly nel 2004 e i suoi libri, ma anche leggere e poi incontrare Vicki Noble, Genevieve Vaughan e a stretto giro nel 2005 Heide Goettner Abendroth al congresso mondiale Società di pace (Societies of Peace). Li ho proprio avuto una folgorazione.
Al congresso relatrici e relatori indigeni matriarcali provenienti da varie zone del mondo hanno parlato dei modelli matriarcali che le loro società hanno conservato e dei problemi sociali e politici che la colonizzazione e la missionizzazione hanno causato alle loro comunità, imponendo le prospettive distorte dei popoli non indigeni e degli studi eurocentrici. Ci hanno trasmesso molte informazioni sull’ordine sociale non violento delle loro comunità. E questo in me ha aperto una (oggi dico folle) speranza di una alternativa possibile, un buon luogo (eutopia) e non un’utopia!
Oggi per me femminismo significa stare nella traccia di un pensiero che mette insieme (non divide, non dualizza, non pensa per opposti) e che osserva con attenzione i movimenti sociali e le nuove modalità in cui il patriarcato sta “modellando le nostre vite e i nostri corpi, cioè le vite e i corpi delle donne.”
Non sono una teorica – sono una ricercatrice nel senso che dapprima insieme alle compagne del gruppo Altra Memoria poi confluito nella collettiva Le matriarcali, ricerchiamo le tracce che riportano al centro le nostre sapienze di donne, le esperienze e la nostra antica storia in vari ambiti – per dare evidenza di come abbiamo creato una diversa spiritualità, una diversa economia, diverse strutture sociali e politiche – insomma altri tipi di società che definiamo matriarcali sulla base di un solido fondamento teorico, quelle società cioè che praticano una vita in armonia con la natura, senza violenza, senza gerarchie e senza patriarcato.
Oggi per me pratica (mettere al centro le donne e le madri) e teoria sono un’unica via. Come si intrecciano la teoria e la pratica? Faccio pratiche di separatismo e di autocoscienza – sostengo spazi autonomi cioè che favoriscono autonomia nelle/colle donne. Nell’associazione Armonie, qui a Bologna faccio parte di un gruppo di studio che da circa due anni si interroga sull’Altro volto del patriarcato, sulle tecnologie e sui loro devastanti effetti sulle donne. La pratica per me è sperimentata e vissuta soprattutto nel confronto in autocoscienza e nelle relazioni con le donne in libertà, senza giudizio, senza gerarchia.
Studio e ricerco la storia antica taciuta – diffondo informazioni su altre fome di società come quelle matriarcali dove le madri hanno una posizione centrale e in cui è soprattutto la spiritualità che permea il quotidiano.
Ma so che non cambi nulla se non cambi te stessa.
Le tante definizioni di Femminismo radicale materialista, multirazziale, nero, new age, post coloniale, post moderno, post strutturalista, socialista. marxista, il neofemminismo, il transfemminismo, il queer sottolineano le divisione tra noi
Perché non riprendiamo il termine MOVIMENTO DELLE DONNE e ci rifocalizziamo sui nostri saperi e su visioni comuni per togliere aria al Patriarcato?
E.R. In che modo il corpo è ancora – o di nuovo – uno spazio di conflitto politico? È ancora un campo di battaglia, oppure c’è qualcosa di nuovo che sta emergendo, rispetto alla soggettività, al desiderio, alla libertà?
Comincio con una domanda di Daniela Pellegrini, tratta da FLUTTUARIA n. 2 (1987) “Dimmi come sei nata”.
Il patriarcato è tuttora super focalizzato sul corpo delle donne per condizionare – limitare i nostri diritti alla salute, inclusa quella sessuale, controllare le nostre libertà riproduttive e intromettersi nelle nostre identità sessuali. La cultura, la politica e l’economia stanno deragliando e creando costantemente nuove ideologie, applicando tecniche di manipolazione di massa di cui ha scritto molto Noam Chomsky anche per quanto riguarda l’identità di genere. Molte di noi sono consapevoli che la rappresentazione del corpo femminile e l’uso del corpo delle donne – a partire dai selfie fino alla chirurgia estetica, passando per i like sui social, e anche oltre fino alla prostituzione e alla pornografia (pensiamo ai gruppi Phica e Mia moglie con 32.000 iscritti) – purtroppo hanno effetti devastanti sulla nostra salute mentale. Nonostante le campagne del #MeToo, un movimento virale per denunciare le molestie e la violenza sessuale, quelle lanciate dal movimento globale femminista V-Day nel 1998, seguito da One Billion Rising, dalla campagna UNITE to End Violence against Women delle Nazioni Unite, e il progetto internazionale Panchine Rosse, l’impatto che la comunicazione in particolare social ha sulle ragazzine è preoccupante.
E poi c’è la violenza…. .
Carolyn Merchant già negli anni 70 (il libro La morte delle natura è del 1980) analizzava come le radici storiche e filosofiche alla base di una crescita capitalistica incontrollata e di un’espansione illimitata vadano ricercate nella riconcettualizzazione moderna della realtà quale ordigno meccanico-matematico, e svela il lato “oscuro” della cosiddetta Rivoluzione scientifica, per troppo tempo fideisticamente osannata. Ridurre la natura a materia inerte e passiva, considerarla come permeata da sole proprietà quantitative, ha implicato – è evidente – una drastica rottura rispetto al modello vitalistico rinascimentale. Un’analisi della rivoluzione scientifica che mostra come la visione meccanicistica del mondo della scienza moderna abbia sancito lo sfruttamento della natura, l’espansione commerciale sfrenata e un nuovo ordine socioeconomico che subordina le donne.
Michel Foucault ha parlato di biopotere (e di biopolitica), un modello di potere emerso nella modernità che si concentra sulla gestione della vita stessa delle popolazioni e degli individui, piuttosto che sul mero diritto di vita o di morte del potere sovrano tradizionale. Il biopotere opera attraverso tecniche di regolazione e normalizzazione, come il controllo di salute, igiene, fertilità e mortalità, e può trasformarsi in potere sulla morte (tanatopotere ) quando mira all’eliminazione di gruppi considerati pericolosi.
Il tema della riproduzione ha assunto un valore completamente diverso (da potenza delle donne a controllo degli uomini su fecondazione col patriarcato, circa 6000 anni fa e i suoi risvolti sociali hanno portato la politica, e quindi gli interessi economici, a occuparsi di problemi che un tempo erano collocati oltre i confini e hanno dato spazio a una scienza che all’inizio fu plasmata dallo sviluppo della schiavitù e dell’imperialismo. Una scienza non neutrale nel senso che dobbiamo tutte essere consapevoli che si tratta di un’attività umana influenzata da valori, scelte e condizioni sociali in gran parte patriarcali e come dicevo molto focalizzata su fecondazione, gravidanza e parto.
Se cerchi la definizione di tecnologie trovi: “complesso di discipline e attività riguardanti l’applicazione di conoscenze scientifiche e mezzi per i fini pratici dell’umanità, per le trasformazioni operate sull’ambiente.
Le tecnologie che sostengono e creano la vita erano nella mani delle donne – oggi no al contrario.
Sorrido amaramente quando sento parlare di nuove tecnologie tra cui quelle della riproduzione artificiale (di fatto hanno iniziato a svilupparsi già nello scorso secolo) hanno acuito il processo di medicalizzazione del corpo delle donne iniziato secoli fa Ricordate la caccia alle streghe –donne di sapere sovente levatrici, conoscitrici di erbe? Prima di loro tante altre si sono dedicate appunto alle tecnologie ma sono state cancellate – ne rimangono pochissime nella memoria collettiva.
Il patriarcato decadente sta facendo enormi investimenti di sapere e potere, sta occupandosi molto e senza controllo – grazie alla cosiddetta scienza neutra.
Heide Goettner Abendroth afferma che “questa è un’emergenza, il pianeta sta collassando a causa di 6000 anni di valori e sistemi patriarcali. Le crisi sociali e ambientali stanno conducendo l’umanità e milioni di altre specie lungo un sentiero di sofferenza verso l’estinzione”.
Il Transumanesimo o Postumano avanza – cioè avanza il biopotere che ha l’obiettivo di potenziare semi ed esseri, ovviamente anche noi umani. Per ottenere tale obiettivo vengono spesi fondi illimitati in scienza e nella tecnologia, dalla medicina rigenerativa alla nanotecnologia dall’estensione radicale della vita, al mind uploading e la crionica, EUGENETICA e oltre ..
C’è un tracimare della tecnologia nell’ideologia del Transumanesimo, per sostituire alla natura la cibernetica. Claudia von Werlhof sostiene che questo piano d’attacco ai corpi e alle menti è in linea di continuità con il sogno alchemico, maschile e occidentale, di creare la vita, poco importa che ce ne sia già una.
È evidente che non sono più i tempi di Noi e il nostro corpo.
Esiste un ANTIDOTO: il matriarcato. Ispirate e informate dalla saggezza delle società matriarcali contemporanee e storiche, possiamo ideare comunità egualitarie, basate sul consenso e guidate da donne che possono quindi porre un limite e orientare la scienza e la tecnologia per combattere la fame, la povertà, eliminare la violenza.. in sostanza ricentrarci su dei valori di buen vivir.
E.R. Sandra parliamo del rapporto tra corpo, tecnologia e soggettività femminile. Come affronta oggi il pensiero femminista il dilagare delle tecnoscienze? Quali nuove sfide (o rischi) si aprono per i corpi delle donne e delle soggettività marginali?
S.C. Ne ho già parlato comunque alcune di noi della collettiva Le Matriarcali si interessano in particolare degli sviluppi tecno-scientifici, definiti “fondamento e motore della Grande Trasformazione che stiamo vivendo”. Cerchiamo di mantenere una visione più ampia e pi aggiornata possibile sui cambiamenti in atto per individuarne le conseguenze politiche, economiche, sociali e ambientali delle azioni in atto.
La commercializzazione, l’idealizzazione del corpo della donne, attraverso un simbolismo/sublimazione che all’atto pratico si fissa ancora sulla maternità oggetto di medicalizzazione, di sfruttamento, di esclusione e marginalizzazione ci da il senso che poco o nulla è cambiato.
Nel movimento delle donne in Italia ma anche all’estero sono pochi spazi femministi che fanno analisi e riflessioni sulle conseguenze delle cosiddette tecnoscienze sui corpi delle donne e sui processi vitali e non solo. Siamo in contatto con studiose come Silvia Guerini e Daniela Danna che se ne interessano.
Ci poniamo delle domande: sono necessarie/ inevitabili le tecnoscienze? Come mai non c’è nessuna “REGOLA” al loro utilizzo? Sta avanzando una ‘ideologia transumanista di cui le tecnoscienze sono portatrici – cosa succederà in futuro?
Comunque i corpi delle donne sono stati e sono ancora luoghi di discriminazione, di colonizzazione, di bottino di guerra, di sfruttamento, di controllo, di contesa politica economica e di manipolazione religiosa, subiscono dispositivi di dominazione, di “violenza estetica”, di “violenza criminale” nel caso di guerre, di “violenza sessuale” e controlli della riproduzione.
Ripeto il disegno di manipolazione del corpo femminile è un’idea antica che nasce da un pensiero astratto maschile che non conosce per esperienza, mentre io conosco il pensiero femminile perché sono nata da donna in un corpo di donna che farà nascere donne e uomini, gli uomini.
Ci sono due libri che raccomando di Angela Giuffrida “il-corpo-pensa-umanità-o-femminilità” e “La razionalità femminile unico antidoto alla guerra” 2016, che inducono a interessanti riflessioni sulla – differenza di pensiero legata al corpo (maschile e femminile) e sulla razionalità femminile
Cito Katherine Hayles : “L’incarnazione può essere distrutta, ma non può essere replicata. Una volta persa la forma specifica che la costituisce, nessuna manipolazione dei dati potrà riportarla indietro“.
I maggiori RISCHI sono per i corpi delle bambine e delle donne
Le tecniche riproduttive, all’interno del vasto sviluppo delle biotecnologie, emergono come uno degli spazi maggiormente privilegiati per la diffusione del controllo autoritario-patriarcale sul corpo femminile e per lo sviluppo del cosiddetto “ sapere scientifico sulla procreazione”, con il suo corredo d’immaginario legato ai corpi, agli organi e alle sostanze nel processo riproduttivo
Davvero riteniamo che gli scienziati siano esseri in grado di sviluppare competenze tecniche per “meglio “ gestire la nostra vita? Esaminiamo le innovazioni tecnologiche anche solo degli ultimi 100 anni e riflettiamo sugli impatti che hanno avuto? Queste persone i – in gran parte maschi – non hanno esperienza di generare la vita e di prendersene cura! La macchina che hanno avviato sta subendo accelerazioni tecnologiche importanti .. è lanciata a una velocità e un ritmo che il cervello umano (per fortuna) fatica a seguire. … ma stanno cercando di farci adattare a questa velocità e non è necessario
Però per una comprensione più approfondita delle nuove tecnologie, dovremmo includere anche le nuove tecnologie dell’immagine come film, video, Internet, realtà virtuale, pubblicità e l’avvincente panorama visivo “artificiale” in cui siamo sempre più immersi ma il discorso si fa troppo ampio per stasera.
Vorrei leggervi per concludere un passaggio di un articolo titolo The Utopia of Capitalism as a Fathers’ World – the Void is near! di Claudia von Verholf nella rivista “DEP Deportate,esuli, profughe” Numero 55 – Aprile 2025 – Cà Foscari
Cosa viene creato dai Padri?: chimere, cyborg, “esseri senzienti”, come li chiamano i transumanisti, “vita” creata dal grande crogiolo di atomi, molecole e DNA di tutti i tipi di creature, piante, animali, umani e IA… sulla strada per una Seconda Creazione senza madri, prodotta dalla convergenza delle nuove tecnologie della quarta rivoluzione industriale, ingegneria genetica, biologia sintetica, intelligenza artificiale, nanotecnologia e controllo mentale come parte delle nuove tecnologie elettromagnetiche, a cui appartiene anche la già citata Geoingegneria (Werlhof 2021). La quarta rivoluzione industriale riempirà quindi il mondo con le sue meraviglie alchemiche, basate sulla mortificazione di tutta la materia fino alla sfera della meccanica quantistica, e sulla sua strada verso immensi nuovi profitti – finché tutta la vita naturale non sarà rovinata e consumata trasformandola, e/o la cosiddetta “melma verde” o “melma grigia” non eliminerà tutto, lasciandoci di fronte a un possibile omnicidio (Bertell) – in una “Omniguerra” che include ecocidio, genocidio, femminicidio e matricidio. Perché semi e geni non possono essere prodotti artificialmente. Esistono o non esistono, e possono solo essere usati, consumati o distrutti, ma non possono essere creati come tali. Ciò dimostra che la creazione dei “padri”, la vita artificiale, non può esistere senza dipendere sempre dalla vita reale e originaria, essendo quindi in ultima analisi limitata dalla natura stessa.
E.R. Alla luce di queste trasformazioni, quale può essere oggi l’“arma” più potente della rivolta dei corpi? Qual è la miccia, il gesto, o la pratica che può davvero generare un cambiamento?
S.C. Per noi i corpi delle donne oltre a essere ancora territori di oggettificazione, di assenza di diritto, di norme socioculturali di sfruttamento, di espropriazione, di ipersessualizzazone e di violenza, sono stati e sono ancora territori di resistenza.
Le compagne di Abya Yala del femminismo comunitario parlano di El cuerpo de las mujeres, último bastión de revuelta come anche di corpo territorio memoria evocando come non possiamo disgiungere le riflessioni e le pratiche legate al corpo a quelle del territorio (un luogo di vita che viene sfruttato e modificato) e che entrambi sono portatori e ricettori di memorie.
E ci sembra che al posto del vecchio slogan il corpo è mio – il corpo ora NON è più mio – come i territori in cui viviamo.
I corpi di bambine, adolescenti, donne anziane, hanno esperienze diverse ma legate a un unico filo di sangue e di mitocondri. Dobbiamo ampliare la visione di vita incarnata – senza corpo non andremmo da nessuna parte o pensiamo davvero che i corpi siano destinati a scomparire fatalmente nell’oblio virtuale??
MICCIA GESTO PRATICA Ecco i miei orientamenti:
1 Corpo come territorio – come luogo di piacere, di libertà, di esperienza, di sapienze e di memorie antiche, di dignità nelle nostre parzialità e differenze, di riconoscimento reciproco della nostra autonomia e autenticità (invito a leggere il Manifesto di Rivolta femminile del 1960 e il Manifesto programmatico del Demau del 1965 http://www.universitadelledonne.it/demau.htm).
Cambiando la percezione del nostro corpo – territorio – memoria da luogo di dolore, sottomissione, controllo, a luogo di piacere e esperienze erotiche .. rileggiamo il testo di Audre Lorde, L’erotico come potere.
2 Cambiare e/o creare nuovi programmi educativi per modificare la percezione e la coscienza corporale in particolare delle bambine, recuperando il sentire di “il corpo è mio”, decostruendo li stereotipi, in particolare su educazione sessuale e mestruale, recuperando la pedagogia ciclica, l’altra storia taciuta delle donne, diffondendo altre forme sociali come quelle sviluppate dalle società matriarcali.
3 Leadership nel senso matriarcale del termine = noi donne determiniamo quale medicina è necessaria, quali tecnologie ci servono e che sostengono la vita. Ripeto noi donne abbiamo dall’origine abbiamo corporea come la natura su questo.
4 Creiamo un ministero di DEpatriarcalizzazione che si occupi di cultura e salute (per tutte e tutt*)
5 Facciamo pratica di autocoscienza – per aprirci ad altri immaginari e spazi di libertà e di auto-impoteramento, e decostruire modelli patriarcali. Sperimentiamo pratiche di pace, di Comunicazione non violenta (CNV), di raggiungimento del consenso come percorsi di guarigione.
6 Potenziamoci attraverso esperienze energetiche-rigenerative collettive e altre forme di erotizzazione in connessione con la natura e con le energie del vivente collegate al territorio, nel silenzio, con l’acqua, camminando nei boschi , in contatto con la terra. Emergeranno altre sapienze nostre e di altre (non solo umane). Circondiamoci di energia, anzi di gynergia generata da gruppi, alleanze e reti tra donne, Le donne indigene in questo possono diventare il nostro riferimento , ad esempio hanno creato reti di sanadoras come La Red de Sanadoras Ancestrales del Feminismo Comunitario Territorial, Tzk’at en idioma Maya K´iche´, nata in Guatemala nel 2015. All’inizio erano solo donne maya a cui si sono aggiunte femministe di altri paesi; si definiscono femministe comunitarie territoriali, partecipano ai processi di recupero emotivo e spirituale delle donne indigene che lottano per la vita e difendono i territori ancestrali dai problemi che gravano sulle loro comunità tra cui la criminalizzazione e della giudizializzazione. “È un cammino cosmico che ha elementi ancestrali e diventa politico. Sanar è un atto politico e cosciente.”
Il corpo umano ha il desiderio come propulsore e il senso del limite come freno; quindi trasformare il desiderio di una vita piena, in salute, in espansione, realizzando una buona vita.
Facciamo del buen vivir (buon vivere) la nostra stella direzionale – la stella cometa per un futuro che sia Eutopia, cioè un buon luogo
7 Non uniformiamoci, non conformiamoci. Nutriamo, ampliamo il pensiero critico, non lasciamoci i distrarre dalla tecnologia, e come dicevo ci forza ad accelerazioni per le quali il nostro cervello non è stato creato, sviluppato.
Ripartiamo da pensieri e pratiche collettive di resistenza se non di rivolta …ma soprattutto puntiamo sui decondizionamenti utilizzando tutte le possibilità ma come dicevo in particolare per me sono efficaci la pratica del separatismo e dell’autocoscienza come demistificatoria. (grazie a Daniela Pellegrini per aver da subito diffuso il termine demistificazione.).
Per me l’asrs magna cioè pratica maestra – grande arte e quella del desiderare e immaginare un altro mondo possibile e ben vivibile per tutto il vivente.
Cito ancora Daniela Pellegrini: siamo parte di materia sapiente!
Possiamo di nuovo essere CREATRICI DI CIVILTA’ E CURANDERE DEL MONDO, DI QUESTO MONDO
Lasciamo Marte agli uomini che sono, loro sì, dei padri del nulla.
E per non dimenticare … le mie riflessioni saranno pubblicate sul nostro sito Le matriarcali www.lematriarcali.it che da ottobre avrà una nuova veste.
Grazie!
NOTA post incontro – ho cercato la definizione attraverso la ricerca potenziata AI di Google ed è emerso questo
Essere un soggetto politico femminista significa riconoscere le disuguaglianze di genere e agire per superarle, rivendicando diritti economici, civili e politici per le donne e promuovendo nuove relazioni tra i generi, sia a livello personale che collettivo. Implica aderire a teorie e pratiche che mettono in discussione la condizione tradizionale della donna e lottano per la liberazione, legando la lotta femminista a quella per un cambiamento sociale più ampio.
In pratica, essere un soggetto politico femminista può significare:
- Aderire a movimenti femministi:
Partecipare a gruppi, collettivi o organizzazioni che lottano per i diritti delle donne e contro le discriminazioni di genere.
- Critica delle strutture di potere:
Riconoscere e analizzare come le disuguaglianze di genere siano radicate nelle istituzioni sociali, economiche e politiche.
- Azione per il cambiamento:
Promuovere iniziative, proposte e politiche che mirino a un reale miglioramento della condizione femminile e alla parità di genere.
- Coscienza politica:
Sviluppare una consapevolezza critica della propria identità di genere nel contesto sociale e politico.
- Promozione di nuove relazioni:


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