Onoriamo le compagne del Matriarchy Study Group di Londra

Set 6, 2025 | Reportage per chi non c’era | 0 commenti

Redazione

Ricordiamo le compagne del Matriarchy Study Group di Londra degli anni 70 e i loro lavori.

Il Matriarchy Study Group è stato creato da un gruppo di donne londinesi che hanno cominciato a incontrarsi nel 1976 per esaminare i presupposti derivanti da una cultura fondata su una religione patriarcale. Cercando di guardare oltre il patriarcato, analizzando diverse forme di organizzazione sociale con la finalità di individuare le prove ancora esistenti di una precedente religione universale della Dea, hanno cercato di influenzare il presente incoraggiando le donne ad assumere il controllo del proprio spirito oltre che del proprio corpo. Ritenevano essenziale superare l’oppressione derivante dal condizionamento maschile. Goddess Shrew è stata la loro prima pubblicazione, Menstrual Taboos la seconda.


Il contributo al pensiero femminista del Matriarchy Study Group è stato alquanto rilevante: ancora oggi tante sono le donne che tendono a trattare la nostra storia come un “mito” o una “leggenda”, negando a tutte noi un senso di continuità con il nostro passato che potrebbe offrirci un radicamento più solido nel presente. La rivalutazione delle prove da un punto di vista pro-donna è una parte essenziale della nuova ricerca e possiamo verificarne gli effetti anche se in molte università l’apparato accademico continua a negare l’evidenza.
C’è inoltre un altro tema che come sociologa ho sperimentato e riguarda la metodologia della ricerca.
Scriveva Mary Daly nel 1973: Gli adoratori del metodo hanno un modo efficace di gestire i dati che non rientrano nelle Rispettabili Categorie di Domande e Risposte. Semplicemente li classificano come non-dati, rendendoli così invisibili(Daly, 1973).
Non possiamo più permetterci di essere cieche di fronte alle informazioni su noi stesse che da troppo tempo sono state rese invisibili. Il viaggio di generare nuove capacità visive che ci consentano di arricchire le nostre risorse e quindi di avere più potere nelle nostre vite è un viaggio senza fine. Il coraggio, quindi, del Matriarchy Study Group di rimanere fermo nel suo orientamento femminista e usare questa chiarezza per illuminare le prove disponibili e valutare nuove ricerche è encomiabile. Questo intento è chiarito in un articolo, non firmato e quindi presumibilmente collettivo, intitolato “Matriarchy v. Patriarchy”, che si trova all’inizio di The Goddess Shrew.
La copertina e l’indice di questa loro prima pubblicazione del 1977 sono ancora oggi attualissimi per il nostro percorso come collettiva Le Matriarcali e sapere che 28 anni prima che noi prendessimo la strada delle nostre ricerche qualcuna stava già tracciando il percorso mi allarga il cuore. Spero davvero che riusciremo in futuro di riprendere alcuni temi che loro hanno indagato per dare conto di quanto è cambiato negli ultimi 50 anni.

In un punto imprecisato della storia, all’incirca 6.000 anni fa, si è verificata quella che è stata definita la presa di potere patriarcale. Durò a lungo, circa 2.000 anni, e si consolidò a partire dal 500 d.C. Le compagne del Matriarchy Study Group ne parlano così: Riteniamo che la presa di potere sia avvenuta con la forza e che le leggende amazzoniche possano descrivere gli ultimi gruppi di donne che si difesero da essa (Matriarchy Study Group, 1977). Questa è un’affermazione potente e non ha ancora influenzato a sufficienza la narrazione nella maggior parte delle discipline.
Queste donne hanno cominciato a ribaltare – insieme agli Studi Matriarcali moderni di Heide Gottner Abendroth e i resoconti sugli scavi da lei effettuati di Marija Gimbutas – la nostra nozione di civiltà. A distanza di 50 anni abbiamo maggiori elementi (tra cui studi su società matriarcali attuali, ritrovamenti archeologici rianalizzati con strumenti diversi e riletture delle narrazioni mitologiche) che capovolgono “verità scientifiche universali” sul patriarcato. Il tipo di lavoro svolto dal Matriarchy Study Group è, nella cultura odierna, di competenza di molte discipline diverse. L’aver indagato in vari campi è stato un loro primo tentativo importante che sta diventando sempre più il metodo della ricerca femminista.

Nella mia pratica spirituale e in quella di autocoscienza ho avuto percezioni che sono state fonte di molte idee e hanno generato in me il desiderio di proseguire con le indagini (ad esempio nel campo della nostra antica storia, dell’evoluzione della coscienza delle donne – che non può essere equiparata o fatta rientrare in quella umana), avendo come riferimento il nostro corpo-territorio-memoria e l’esperienza legata al sangue mestruale.

È un peccato che gli antichi documenti, come quelli della biblioteca di Alessandria, siano andati distrutti, impedendoci una maggiore conoscenza del nostro passato più remoto. Una gran parte delle femministe oggi concorda sul fatto che agli scienziati/alle scienziate vengono forniti metodi di studio, quadri di pensiero e procedure che producono solo risultati a supporto dello status quo. In troppe ricerche si sottovaluta il portato dell’intuizione, dei sogni e dell’immaginazione. Avremmo molto da imparare nella nostra interpretazione delle cosiddette “prove scientifiche” attraverso pratiche che il patriarcato disprezza o non considera minimamente.
Come sociologa – laureata in metodologia della ricerca! – mi sono tante volte posta delle domande di fronte alla relatività delle elaborazioni statistiche e sono diventata sempre più refrattaria a dar credito a ricerche/esperienze valutate secondo criteri di quantificazione. Vedo purtroppo anche in tante donne una sorta di tentazione esercitata dal dogmatismo; perfino nel campo delle ricercatrici indipendenti (al di fuori dell’accademia) si mettono in atto dei comportamenti in cui traspare la mancanza di riferimenti ad altri lavori di donne e una modalità competitiva che denota un’assenza di riconoscimento e rispetto.
Molti dei testi delle donne del Matriarchy Study Group sono stati elaborati collettivamente da diverse componenti del gruppo. E questo è lo stile che caratterizza anche noi come collettivo. Coinvolgendoci l’un l’altra nelle ricerche e nell’elaborazione di testi e presentazioni il processo diventa esperienza condivisa e crea insegnamento reciproco oltre a permetterci di uscire da una condizione gerarchica che ancora permea alcuni gruppi femministi.

Per noi ritrovare queste antenate e le loro scoperte significa attingere a una forza vitale di energia per continuare.
Per questo voglio dare riconoscimento a queste donne pioniere che, seguendo una delle prime tradizioni del femminismo della seconda ondata si nominano solo col nome, visto che il cognome è il segno del padre…

La redazione Ottobre 2025

In occasione dell’incontro di FiLiA a Brighton-UK (ottobre 2025) riattiviamo la memoria del gruppo e onoriamo le compagne del matricharchy study group di Londra

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