Recensione di Lady Sapiens – Quando la pezza non copre del tutto il buco
L’immagine in copertina mostra alcune “evoluzioni della donna” che vorrebbero sopperire all’assenza dell’essere umano femminile nella storia della specie dalle sue origini. La grafica è quella del fumetto, quasi a mettersi al riparo da critiche troppo profonde. Quello però che le immagini ci trasmettono è il carattere emancipatorio di questa tardiva introduzione, quasi a dire “ti abbiamo fatto entrare nel nostro mondo, nel nostro progresso, nella nostra modernità”.
Ben diverso l’immaginario evocato nelle raffigurazioni che univano il tema donna-preistoria nell’Ottocento, dove saltava agli occhi la superiorità maschile e la domesticazione femminile, oppure del XX secolo, dove la donna usciva dal parrucchiere per entrare nella narrazione di epoche lontane.

La prima immagine in alto a sinistra è un dipinto intitolato “Un peintre décorateur” (Un pittore decoratore, 1903) di Paul Jamin, che raffigura un artista di Cro-Magnon intento a decorare le pareti di una grotta. Sotto “L’homme fossile” (L’uomo fossile, 1861), un’incisione di Piérre Moreau ispirata all’opera di Darwin. L’antenato è simile a una scimmia ma nella caverna non manca sua moglie col figlioletto. Infine la locandina del film del 1966 “Le donne del pianeta preistorico” che unisce fantascienza a pregiudizio.
Il vulnus è lo stesso.
In questi ultimi anni una letteratura consolatoria ha cercato di risarcire le donne delle innumerevoli narrazioni che le vedevano manchevoli, ininfluenti, se non totalmente assenti dallo svolgersi della storia umana. Le maschie auliche scienze, rigorosamente divise in branche che di solito non si parlano, si sono però spalleggiate per secoli in questo compito antifemminile, andando a costituire il fondamento dello scibile uni(diretto da lui solo)versale. Oggi uomini e donne si cimentano nel correggere una lettura tutta maschile della nostra storia, i primi nel tentativo di passare per veri scienziati scevri da qualsivoglia pregiudizio, soprattutto in un’epoca in cui va di moda il pinkwashing, e le seconde desiderose di dare il loro contributo al riscatto delle consorelle, così tanto vilipese nel corso dei secoli in cui per le donne non era facile prendere in mano una penna. Non disconosco la necessità di quest’impegno risarcitorio che forse potrebbe aprire le menti di tante ancora imprigionate in una colonizzazione del sapere subita nei lunghi anni passati a scuola, e ancor peggio all’università. Vorrei però evidenziare che spesso questi ravvedimenti operosi finiscono per svolgere un’azione leggermente sanzionatoria, lasciando invariato il quadro generale in cui l’illecito si è consumato.
Lady sapiens è uno di questi libri a carattere divulgativo. È scritto a tre mani: un’archeologa/femminista/divulgatrice/videasta, uno storico/giornalista che scrive sul mensile Historia, un documentarista con al suo attivo una serie Tv sui Neanderthal: il multitasking glamour ne evidenzia la modernità. Confesso che se non me lo avessero regalato non lo avrei mai letto, perché non compro saggi scritti da maschi e perché ha un taglio giornalistico alla francese come lasciano intuire le varie pubblicità e recensioni. Devo però ammettere che la lettura di questa pezza che si cerca di mettere all’assenza colposa della donna nella preistoria mi è stata utile per poter elaborare alcune riflessioni in grado di svelare qualche inganno alle lettrici che si sono lasciate sedurre da un titolo accattivante e dalla nostra repentina inclusione come attrici (non protagoniste ma nemmeno comparse) all’inizio del cammino umano.
Per prima cosa mi ha colpito l’intramontabile fiducia nell’approccio scientifico, quello stesso approccio che ha sostenuto la veridicità di numerose sciocchezze nel corso dei secoli, e non solo relativamente ai periodi passati, obiettivamente più difficili da indagare. L’annuncio di una verità sempre più nuova dovrebbe insospettire se non vengono esplicitati gli errori procedurali che hanno portato a errate valutazioni. Invece si cerca di imputare ad affinamenti tecnologici una nuova narrazione che ancora si basa sulle stesse identiche congetture e su un debole restyling degli stereotipi, fingendo chissà quale spostamento di impianto epistemologico. A sostegno della fede nelle “solite” scienze si liquida in poche righe la ricerca di colei che per prima si è posta il problema di una giusta interpretazione di epoche così lontane e diverse dalla nostra: Marija Gimbutas: “Tuttavia, l’interpretazione delle Veneri preistoriche come figure della ‘dea madre’ non è granché popolare tra i giovani archeologi [chissà come mai?!?]. La tesi, sostenuta per decenni dalla studiosa americana [?] Mirija [errore nel testo] Gimbutas, viene oggi perlopiù contestata.” Eppure è anche grazie a lei se da qualche decennio in archeologia si parla di quell’approccio multidisciplinare osannato a piene mani in Lady Sapiens,e dobbiamo ai suoi studi se oggi abbiamo una diversa linea da seguire nel cercare di interpretare il nostro più lontano passato e il ruolo che le donne hanno svolto in esso. Per inciso, le sue ipotesi sulle invasioni indoeuropee sono state puntualmente confermate, quelle sì, dalle recenti analisi sul DNA delle popolazioni interessate. Quello che ancora suscita resistenza è la sua idea di un ruolo determinante del femminile nella nascita della civiltà umana, tacciata di essere frutto di un femminismo mai dichiarato dall’archeologa – per inciso – lituana. Completa il quadro del problema interpretavo del lontano passato il solito mansplaining con tanto di citazioni di autorevoli tecnici della ricerca che si conclude con un laconico “le nostre interpretazioni sono influenzate dall’epoca in cui viviamo” (Onore a te, buon Lapalisse!). Sulla questione delle statuine delle Dee, poi, nel libro compare all’improvviso una sacrosanta verità a spiegare la produzione tra le nostre antenate/i di innumerevoli figurine femminili simboliche: “Il parto non è un handicap o una maledizione, è invece un atto di potere della donna, dal momento che l’altra metà dell’umanità non è in grado di dare la vita!” E con il grande miracolo della vita si pone termine alla discussione… Inevitabilmente il target dei lettori deve comprendere anche la gente comune se l’intento è quello di divulgare… Cosa, non importa; poco male se a fianco di affermazioni “rivoluzionarie” del tipo “anche le donne cacciavano” e l’evoluzione è stata possibile grazie all’“aiuto delle nonne” – se materne o paterne non è specificato – compaiono le solite oziose disquisizioni sulla magrezza o la corpulenza delle statuine del Paleolitico, l’importanza della danza rituale nella ricerca di un partner (esisteva già un buon partito e il miraggio dell’amore, o si fa riferimento al fattore biologico, indispensabile per migliorare la razza?) e altre banalità di questo tipo. Alla faccia delle scienze e del loro metodo, idolatrati ogni tre per due in tutto il testo, a partire della breve prefazione della consulente scientifica di Lady Sapiens, ricercatrice di archeologia e scienze dell’antichità…
A questo punto, però, diventa doveroso un breve stacco pubblicitario: si consiglia vivamente la lettura del libro di Heide Goettner Abendroth Le società matriarcali del passato e la nascita del patriarcato, una ricerca sul nostro più antico passato che chi non è in grado di dare la vita chiama preistoria per distinguerlo dal susseguirsi cronologico di guerre, conquiste, disfatte e stragi che scandiscono i tempi della civiltà patriarcale. Ben più corposo, esaustivo e logico, contribuisce davvero al cambiamento di approccio nella questione della presenza femminile agli albori della civiltà, presenza che è stata affossata dalla nascita del patriarcato. Un po’ di recensioni le trovate qui:
https://lematriarcali.wordpress.com/matriarcato-e-femminismo/recensione-del-libro-le-societa-matriarcali-del-passato-e-la-nascita-del-patriarcato/
https://www.mimesisedizioni.it/download/15494/984c4e74060f/marina-valensise-il-messaggero-7-gennaio-2024-quando-il-matriarcato-era-la-forza-dei-popoli-su-le-societa-matriarcali-del-passato-e-la-nascita-del-patriarcato-di-heide-goettner-abendroth.pdf
https://www.autricidicivilta.it/le-societa-matriarcali-del-passato-e-la-nascita-del-patriarcato/
Per spiegare meglio la mia resistenza al plauso dell’operazione revisionista del testo di cui stiamo parlando, Lady Sapiens, mi soffermerò su due punti in esso contenuti che sembrerebbero determinanti per sostenere l’ingiusta assenza delle donne ai primordi, ma che in realtà non lo sono affatto.
1) “Anche le donne cacciavano”.
Questa incisione rupestre del 6000 ac scoperta a Tiout in Algeria, vicino a Ain Sefra esemplifica perfettamente la funzione di regolamentazione del patrimonio faunistico svolto dalle donne. Un’antenata benedicente – madre perchè legata dal cordone ombelicale al figlio cacciatore – ne dirige e controlla le azioni.
L’animale davanti a lei la connota come “Signora degli animali”

Ricerche su ricerche hanno evidenziato che quello dell’“uomo cacciatore”, il faber fondatore di società, risolutore dei problemi e candidato all’oscar come miglior soggetto evolutivo è solo un mito senza fondamento, anche se molto rassicurante per gli uomini. Per questa ragione mi sembra un po’ riduttivo puntare sul contentino emancipazionista espresso dagli autori di Lady Sapiens. Qualche citazione antropologica ed etnografica sul ruolo delle donne in società tecnologicamente meno avanzate della nostra sarebbe bastata a scoprire l’acqua calda. Ma mentre annegate nel brodo di giuggiole della raggiunta parità già dal lontano passato, ecco ripristinata nel contempo l’importanza dell’arte venatoria, gloria del maschio umano, quando ormai quasi tutti gli studiosi concordano nel definirla un’attività marginale per il sostentamento dei primi gruppi umani. La nostra specie deve la sua sopravvivenza alla raccolta in una percentuale di gran lunga, ma di gran lunga maggiore, e le raccoglitrici erano donne. L’incertezza del risultato della caccia la pone in secondo piano, e cadono di conseguenza anche tutte le elucubrazioni che attribuivano la nascita del linguaggio all’organizzazione per avere la meglio sulle grosse prede Quindi, sì, anche le donne cacciavano: Il punto però è che le donne non erano importanti perché facevano le stesse cose degli uomini, ma perché hanno dato inizio alla civiltà e per migliaia di anni hanno sostenuto le comunità umane. Per quanto riguarda la caccia nella fattispecie presiedevano al suo corretto svolgimento, assicurandosi che nel giocare a rincorrere e uccidere gli animali di grossa taglia gli uomini non infrangessero a cuor leggero il tabù dell’uccisione di un essere vivente. A tale scopo avevano elaborato ritualità ben precise che rappacificavano le madri del mondo animale con la nostra specie, rendendo ben evidente che la nostra esistenza era legata a quella degli altri esseri viventi e che dovevamo contribuire a mantenerci in armonia con tutto ciò che ci circondava, affinché non si rompesse quell’equilibrio naturale che garantiva la sopravvivenza. Quindi consumo collettivo della cacciagione, onori di una degna sepoltura ai resti dell’animale, purificazione del cacciatore, come si evince da una pletora di studi antropologici su civiltà che l’Occidente ha quasi concellato, e su tradizioni antichissime che stanno scomparendo. Addirittura la raffigurazione nelle profondità delle grotte perfino delle specie faunistiche ormai estinte dopo il disgelo era un modo per agevolarne la rinascita. Per rendere più chiaro il concetto: finché ci sono stati i nativi in America – con organizzazioni matriarcali delle loro tribù – i bisonti si mantennero su una popolazione di circa 30/50 milioni di esemplari, ridotti a poche centinaia durante il XIX secolo, per motivi commerciali e strategie militari statunitensi, leggi affamare le tribù dei cosiddetti pellerossa che hanno subito la stessa riduzione demografica dei bisonti. Oggi il bisonte è una specie protetta che inizia di nuovo ad avere una chance di sopravvivenza, così come alcuni gruppi di nativi americani che stanno cercando con fatica di ricostituire le loro tribù.
2) La specie umana deve la sua prosperità all’aiuto delle nonne

La seconda immagine, la Parete dei Seni di Donna, rappresenta la discendenza materna (cultura di Pfyn, 3900 ac). È un murale lungo 7-9 metri, ritrovato in frammenti nelle acque poco profonde del Lago di Costanza , un tempo posto sulla parete interna di una longhouse. Ci sono tutti i segni che rappresentano la sacralità: i nimbi, le braccia alzate benedicenti, i puntini già ritrovati nei templi maltesi a simboleggiare il nutrimento. Si tratta di sette madri ancestrali di sette clan matrilineari: i rami di quelli che sembrano abeti rappresentano le gambe aperte nel parto, una sorta di “Nata da… nata da…”. Negli spigoli dei triangoli in basso sono attaccate delle “M”, i simboli della matrilinea posti sui timpani delle abitazioni dei clan (ritrovati in incisioni rupestri e palafitte).
La menzione alle nonne, poi, è geniale: con l’adorabile parente di Cappuccetto Rosso che abita nel bosco si passa una spessa mano di vernice sulla matrilinea. La scelta del sistema di parentela è stata fondamentale per la protezione delle generazioni future. Come sostenuto anche in Lady Sapiens, i nuovi nati erano importanti per garantire la continuità della specie: giustamente nel libro, dal punto di vista della biologia dell’evoluzione, viene spazzato via, per chi sa leggere, l’equivoco della riproduzione compulsiva umana al fine di preservare la specie e con esso l’idea di un’alta mortalità durante il parto. Si scopre che i nuovi nati erano relativamente pochi e ben curati, cioè che ci si concentrava moltissimo sul raggiungimento dell’età adulta dei piccoli. Si è optato in definitiva per un gruppo sociale coeso che potesse garantire un valido sostegno ai suoi membri, soprattutto a quelli più deboli. Nonsolononne dunque. Benché importante, il loro ruolo qui rivalutato non sarebbe bastato: era necessario creare un sistema di parentela il più solido possibile, tenuto insieme da legami stabili e profondi in cui non potevano entrare le frizioni tra uomo e donna, determinate dalla sessualità, dall’innamoramento e dalla gelosia. Quindi un clan di relazioni parentali di discendenza materna che legava tra loro i membri fin da piccoli per sangue e per frequentazione, affinché fosse condivisa la responsabilità del buon funzionamento di ogni cosa, sotto la guida dell’antenata, o matriarca che aveva dato origine alla parentela. Per quanto riguarda le nonne del libro, erano sicuramente quelle materne anche perché il ruolo del padre e la sua linea di parentela sono nate migliaia di anni dopo, e con tutt’altro scopo. Auspichiamo che un poco per volta, anche se sarà inevitabile la solita lentezza che impiega il mainstream per validare verità scomode al sistema, venga ripristinata la fondamentale importanza delle antenate ancestrali e delle loro scelte oculate a cui tutti noi dobbiamo tanto. Tra le scelte di saggezza sono da annoverare anche i matrimoni tra persone di clan diversi. Lungi dal significare il possesso e lo sfruttamento di un uomo su una donna per tutta la vita, queste unioni rafforzavano i legami tra i gruppi, in modo da offrire condizioni allargate di un’esistenza più pacifica e solidale.

perché ci sia un futuro
Per concludere il consiglio è di fare attenzione a quel che si legge. Non ci si deve lasciare abbagliare da un finto progressismo che mira a offrire alle donne riconoscimenti postumi e ingannatori. Ci induce ad accontentarci quando in realtà abbiamo proprio il compito di non adeguarci allo stato delle cose. Recuperare la nostra storia va fatto con atteggiamento cauto e critico rispetto a certe operazioni del mainstream per cercare alternative concrete a una visione mortifera e sconclusionata che da troppo tempo ammorba la vita su questo pianeta. I solchi già tracciati in cui scorre la nostra esistenza sono profondi ed è difficile uscirne e aprire altre strade, per questo abbiamo bisogno di fare chiarezza, soprattutto sul nostro passato senza illuderci che libri come Lady Sapiens possano davvero determinare un cambiamento
di rotta nella gestione maschile del mondo.


Grazie, molto illuminante!
Stiamo cercando di dare un’altra narrazione a vari temi…
Grazie per questa bellissima analisi