
di Jeanne Gallick Amazon Quarterly, gennaio 1973
La tecnologia è un modo di realizzare cose che prima non esistevano. Per creare qualcosa di nuovo, tuttavia, è necessario un modello che guidi la forma del nuovo prodotto. Questo articolo riguarda la tecnologia occidentale e il modello che sta all’origine del nostro modo di agire. Per scoprire le origini della tecnologia dobbiamo retrocedere ben oltre il XVIII secolo e risalire alla storia antica. Perché fu allora, proprio agli albori della civiltà occidentale, che il Padre sostituì la Madre come modello primordiale della creazione. Questa sconfitta storica della Madre si riflette nei primi miti che raffigurano la creazione della donna da parte degli dèi Padri. L’analisi della (ri)creazione della donna rivelerà il modello patriarcale di produzione tecnologica che è continuato fino all’era moderna. Così come la tecnologia fallica distrugge il nostro rapporto con la Terra, il primo atto tecnologico dell’uomo è stato il capovolgimento della stessa Dea della Terra. Questo capovolgimento della Madre e la sua ricreazione nella moglie sottomessa furono l’atto tecnologico primordiale che stabilì il modello di produzione che ha guidato il progresso della nostra civiltà.
Ben prima che gli dèi padri Zeus e Geova prendessero il sopravvento, le dee della fertilità venivano adorate in Grecia e in tutto il Mediterraneo. Ogni piccolo distretto era affidato alle cure della propria dea, venerata sotto numerosi nomi: Demetra, Astarte, Eva, Artemide, Cibele, Pandora, Atena, Iside e così via. La Madre è stata vissuta come la fonte di tutte le benedizioni sulla terra, della fertilità, del nutrimento e della nascita. Oltre ai doni della terra, lei rappresentava le fasi mutevoli della luna crescente e morente: misurava e governava i tempi della semina e del raccolto, le feste religiose e, infine, i tempi della nascita e della morte. Gli uomini, gelosi del grembo della donna – e delle dee – e del suo misurato potere di creazione, la sconfissero, la tolsero il potere e la rifecero sottomessa e malvagia, secondo la concezione patriarcale della donna.

La tecnologia fallica costruisce Eva e Pandora
Eva, chiamata Madre e il cui nome significa letteralmente vita, fu ricostruita tecnologicamente e trasformata in donna patriarcale. Il Padre prese da Adamo la costola, lo strumento primordiale, e fece Eva. Come il Padre rovesciò la legge della Madre insistendo sulla supremazia del fallo sul grembo, così anche Eva fu creata dalla costola di Adamo, un fallo dislocato. Le costruzioni tecnologiche dell’uomo, che si basano sulla negazione della terra e della Madre Terra, sono, tuttavia, assolutamente distruttive anche per l’uomo. Eva non è più la Madre che elargisce in dono gli alberi fiorenti e fertili della vita e della morte e di ogni conoscenza, adesso produce il male e la morte. Lei stessa paradiso, è diventata agli occhi dell’uomo la responsabile della loro espulsione dal paradiso. La ricostruzione fallica di Eva fa di lei la fonte del male piuttosto che del bene. La Terra può così donare i suoi frutti solo attraverso la fatica e il dolore.
La storia della creazione di Pandora è ancor più rivelatrice. Al pari di Eva, Pandora era originariamente la Madre Terra. Il suo nome, che significa ‘tutti i doni’, si riferisce alla Madre come fonte dei beni della vita. Pandora fu la creatrice della vita, fino a quando, nelle mani degli dèi dell’Olimpo, divenne la fonte di ogni male. La trasformazione di Pandora da colei che dona i beni a colei che porta il male fu la punizione per il desiderio dell’uomo di dominare la terra e sottoporla al proprio controllo. Pandora è la vendetta di Zeus sull’uomo per il furto del fuoco da parte di Prometeo. (Allo stesso modo, Eva come fonte del male è collegata al desiderio dell’uomo di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza.) Esiodo, autore della Teogonia olimpica (la nascita degli dèi greci), descrive[i] come Zeus il padre diede istruzioni alla sua famiglia per la costruzione di Pandora. Ogni dio dell’Olimpo ha infatti la sua specialità tecnica. Zeus ordina a Efesto, il fabbro divino, di impastare della terra con l’acqua e di fare una donna con voce umana, il volto di una dea e la prestanza di una ragazza. Poi ordina ad Atena di insegnare a Pandora le sue abilità, in particolare la tessitura, e chiede ad Afrodite di darle un desiderio insaziabile. Ma a Hermes, il dio dei trucchi e degli inganni, fu ordinato di mettere dentro Pandora una mente da sgualdrina, una natura traditrice, e di riempirla di bugie e parole lusinghiere. Gli dèi patriarcali greci costruirono Pandora come fu costruita Eva, per essere sottomessa all’uomo ed essere essenzialmente distruttiva della sua felicità.
Hermes presenta Pandora a Epimeteo, il primo marito. Quando Epimeteo consuma il prototipo del matrimonio, libera nel mondo tutti i mali contenuti in Pandora. La ricostruzione tecnologica di Pandora da Madre a Moglie distrugge la felicità sulla terra e trasforma la fonte del bene in male. La sua ricostruzione creò la prima gerarchia dello sfruttamento. L’uomo si elevò al di sopra della donna negandole la propria creatività.
Tecniche psicologiche: la repressione e il sogno della femminilità
È necessario posare lo sguardo sulla tecnica psicologica della costruzione fallica della donna. Questa tecnica, chiamata repressione da Freud, inizia con la negazione, in questo caso la negazione della donna. La donna come Madre (in inglese M/other) creativa veniva negata perché l’uomo era invidioso e aveva paura dei suoi poteri e della sua conoscenza. (L’uomo cristiano proiettò questa stessa invidia su Eva.) Per affermare la propria mascolinità come potere fallico-tecnologico di plasmare e controllare la vita, l’uomo ha dovuto negare il potere della donna. Una volta negata la sua antica identità, la donna dovette essere ricostruita. Divenne il primo prodotto artificiale dell’uomo, la prima materia (da mater) che poteva essere ricostruita tecnologicamente a sua immagine, secondo il suo sogno. L’uomo ha ricreato la donna, non più sua Madre ma sua Moglie. La rese “femminile” con i lineamenti di una dea adolescente, trecce dorate e collane, ma con la mente di una sgualdrina, una donna che mente e usa l’inganno per ottenere ciò che vuole. La creò seguendo le linee del suo sogno infantile: una moglie che, come madre perfetta, lo avrebbe servito come una schiava, che si sarebbe presa cura di ogni suo bisogno e avrebbe dato alla luce i suoi figli. Tuttavia, come tutti i sintomi nevrotici fondati sulla negazione, la donna ‘femminile’ mira alla distruzione dell’uomo. Eva e Pandora, o, più in generale, la femminilità patriarcale, è il prototipo stesso di un sintomo nevrotico. La femminilità è l’incubo dell’uomo e allo stesso tempo il suo sogno: una ragazza che diventa una puttana.
Il patriarcato e il culto fallico
Il corpo rigenerativo della Madre riflette le fasi di crescita e morte della luna e delle stagioni cicliche della terra. Il Padre, negando al corpo la sua sapienza, dovette sviluppare una teoria biologica a suo sostegno e una nuova religione: il culto fallico dei suoi antenati-déi paterni. Alla base del culto patriarcale del maschio come creatore c’è l’affermazione del Padre secondo cui il fallo, non l’utero, è la fonte primordiale della vita. Questa logica della creazione maschile si fonda su una negazione, la negazione della Madre. Eschilo mette la magica formula bioreligiosa nella bocca di Apollo, il dio greco della razionalità e della luce. Apollo dice: “La madre non è madre di ciò che viene chiamato suo figlio, ma solo nutrice del seme piantato che cresce. Il genitore è colui che monta.” (Eumenide, verso 660) Apollo giustifica il matricidio di Clitennestra da parte di Oreste dicendo che la responsabilità della sua vita spetta a suo padre, non a sua madre. L’assassinio della madre da parte di Oreste, così giustificato, getta le basi per la nuova giustizia, la giustizia patriarcale del diritto paterno, che si fonda sulla morte della madre. Di conseguenza, le Furie, in passato dee madri della fertilità, urlano che “le mani dure degli dèi e dei loro maestri ci hanno tolto gli antichi diritti.” (Eumenide, verso 880).
Duemila anni dopo Freud, il patriarca, accolse e contribuì a creare/curare miriadi di donne sradicate appartenenti all’alta borghesia. Ma quello che dice risale a più di due millenni fa, alle origini della supremazia patriarcale. Esprime inoltre nel modo più esplicito possibile il dis-agio che sta alla base del terrore patriarcale delle donne: le donne soffrono della mancanza di un pene. Poiché la bambina riconosce immediatamente la sua “inferiorità organica” come uno stato di “castrazione”, secondo Freud indirizza la sua sessualità verso un’invidia cupa e minacciosa dell'”organo superiore” del maschio. A causa di questa predominanza dell’invidia nella loro vita le donne sono meno morali, più inclini al risentimento, meno capaci di sublimare.[ii] Come Eva. Come Pandora. Affinché diventino davvero ‘femminili’, cioè madri sottomesse, Freud come Zeus prima di lui, istruisce con dovizia le donne a rinunciare al loro desiderio di diventare un maschio (cioè di affermarsi) e compensare la loro frustrazione dando alla luce un figlio. Il figlio diventa quindi il pene sostitutivo della madre. Povero figlio, ridotto alla compensazione fallica per la vita vuota della madre. La donna è diventata la fonte del male per l’uomo quando l’uomo le ha negato la propria vita, la propria sessualità, la propria saggezza. Ogni nevrosi maschile è riconducibile, dice Freud, all’ansia da castrazione. La nevrosi femminile (femminilità) è riconducibile al suo stato di ‘castrata’.
La donna patriarcale come modello di macchine e schiave
Queste tecniche biologiche e psicologiche (che il fallo è il dio creatore e che la donna è un uomo castrato) consistono nella negazione e nella ricostruzione della donna come strumento-estensione dell’uomo. Formano la donna come macchina primordiale. Viene ricostruita come un vaso vuoto che necessita di attivazione, momento in cui inizia un processo “automatico” che porta alla nascita. La riproduzione passiva, la produzione meccanica, è la sua funzione nella vita, senza possibilità né di creare né di controllare.
Al pari di tutte le macchine, è concepita come un’estensione dei poteri dell’uomo. In quanto moglie e domestica (il suo familio, che in latino significa schiavo) e grembo materno per i suoi figli, la donna è il prototipo del lavoro alienato, la riduzione di un essere umano a mezzo dell’altro. Anche l’oppressione degli altri uomini da parte dell’uomo è modellata sull’oppressione della donna, che è l’Altro primordiale. La cosa peggiore che un uomo possa fare a un altro uomo è trattarlo come una donna, cioè obbligarlo a lavorare come suo servitore. Trattare un uomo come una donna significa rifiutargli il diritto alla propria vita e al proprio lavoro. Proprio come opprimono gli altri uomini riducendoli a ‘donne’, a un mero mezzo di (ri)produzione, così l’uomo ha cercato di conquistare la terra stessa riducendola a un mezzo per produrre le cose che desidera. Ma prima dovette liberarsi dalla necessità naturale, simboleggiata essenzialmente dalla sua nascita dalla Madre. Nel procedere sulla strada di questa antica liberazione, l’uomo occidentale ha sviluppato un modo di comprendere e di pensare, che ha utilizzato per sfruttare l’altro, che si tratti di donne, altri uomini o della terra, per i suoi bisogni.
L’industrializzazione e la donna artificiale
La rivoluzione industriale del XVIII e XIX secolo non fece altro che estendere a tutti e a tutto un modo di fare e di pensare che ebbe origine dall’antica sconfitta della Dea Madre. Fin dall’antichità le donne, soprattutto quelle aristocratiche, erano state definite Pandora-Eva. La loro ‘vera’ femminilità era simboleggiata dalla loro inutilità, dalla loro vanità e dalla loro ingannevolezza; ed erano definite come un mezzo di riproduzione e immortalità dei loro mariti. L’industrializzazione, accelerando la distruzione della vita agricola, estese a tutte le donne questa antica definizione tecnologica di femminilità. Mentre l’uomo si appropriava e sottometteva il mondo esterno con la sua razionalità, la donna, privata delle sue attività di sostegno vitale dall’industrializzazione, raggiunse l’apice della sua femminilità come prodotto modello dell’uomo. Se la tecnologia antica (razionalità fallica) ha gettato le basi per il suo corpo come grembo macchina del padre, la tecnologia americana sta ora completando il lavoro di rifacimento della donna, di creazione della donna artificiale. Per vendere (per essere reso vendibile) nella nostra economia di consumo, il suo corpo è ormai quasi completamente ricostruito dalla tecnologia. Truccata, con capelli posticci e ciglia finte, deodorata ovunque, fasciata nel nylon, a malapena in grado di camminare o respirare, è l’estensione razionale di Pandora, la ragazza dei sogni dell’uomo. Così Zeus e i suoi figli artigiani specializzati, trovano la loro espressione attuale nel dirigente dei consumatori e nei suoi tecnici specializzati. La donna patriarcale è il prodotto modello dell’uomo; pertanto i prodotti tecnologici, così come vengono sviluppati e utilizzati in una società patriarcale, sono “femminili”. Le donne erano solite lavare i vestiti strofinandoli contro le rocce del torrente. Ora lo fa una macchina. E nella nostra società la funzione della lavatrice-asciugatrice privata è quella di “liberare” la donna affinché esprima la sua vera “femminilità”, che è l’inutilità assoluta. Nella nostra società patriarcale la macchina lava i vestiti nello stesso modo in cui una donna partorisce: il maschio è essenziale e la donna inutile se non per prendersi cura dei suoi bisogni. La macchina più simbolica del nostro corpo, l’auto, è inutile in un altro senso. Considerazioni quali trasporto, efficienza, sicurezza, durata sono totalmente eclissate dall’enfasi fallica posta sulla cilindrata, sulla potenza e sulle dimensioni. L’auto è quindi un grembo sostitutivo. La donna viene trasformata nella forma sexy dell’auto, con il motore che fa le fusa e i sedili in pelle. Questo rapporto tra la tecnologia fallica e le sue macchine femminili dà vita a strade ostruite, morti inutili, una terra asfaltata e cieli giallastri. Pandora ed Eva sono davvero malvagie, ma solo perché l’uomo le ha rese tali.
La tecnologia del corpo maschile
Il corpo femminile è stato negato e ricreato per soddisfare i bisogni dell’uomo; ora dobbiamo chiederci cosa è successo al corpo maschile. L’essenza della costruzione dell’uomo da parte della donna patriarcale è l’esteriorizzazione. Le sue caratteristiche fondamentali sono forza, freddezza, durezza. Non prova emozioni, a parte aggressività, frustrazione e forse le gioie del dominio. Al massimo potrebbe stringere la mascella per farci sapere che sta provando qualcosa. Come avviene questa costruzione tecnologica dell’uomo? Un indizio risiede nell’etimologia stessa della tecnologia. Oltre a derivare dal greco tekton, costruttore, tecnologia deriva dal latino texere, tessere. Atena, come ricorderemo, è l’unica dea olimpica ad aver conferito a Pandora abilità utili. Esiodo infatti afferma che le ha insegnato a tessere. Ma la Pandora rifatta è la fonte del male. La sua abilità nella tessitura le consente di tessere la carne dell’uomo e i suoi rivestimenti esterni (tecnologia deriva anche dal latino tegere, coprire) per trasformarlo in un rivestimento esterno. Simile a texere, tessere, e textus, qualcosa di tessuto, è il latino testa, un recipiente di terracotta, cioè un involucro. Oltre alla tessitura, le donne inventarono anche l’arte della ceramica. La donna potrebbe essersi vendicata dell’uomo per averla privata della sua origine solidificando le vesti intrecciate, la sua carne, in argilla cotta. Così è il guscio di un uomo duro, sovrumano, incapace di provare nulla o di mostrare emozioni. Da testa deriva guscio, un guscio esterno duro, e da testum, un cranio. L’uomo divenne un vaso di argilla, un involucro, un teschio immortale. Ma aveva ancora dei testicoli, imparentati con il testaceus, letteralmente fatti di coccio. La vendetta della Terra negata.
Nuova luce sulla teoria della causalità fallica
Attraverso il pensiero razionale l’uomo si è liberato della nascita e morte naturali. Ha concepito razionalmente un’anima immortale che ha avuto origine necessariamente nello spirito, cioè nel Padre suo e non nel corpo della Madre Terra. La logica razionale del dominio dell’uomo sulla donna, della superiorità dell’anima sul corpo, del controllo spirituale sul funzionamento della terra, richiedeva innanzitutto che il pensiero si astraesse dall’immediatezza dei fenomeni naturali e si predisponesse a sostenere la loro causa.
Solo una teoria razionale sulla causa di ogni cosa e di tutti i fenomeni, basata sulla negazione delle cose terrene, avrebbe potuto consegnare all’uomo il potere di controllare le cose della terra e la terra stessa secondo i propri bisogni e la propria volontà. Di conseguenza nella filosofia, come più tardi nella scienza, la causalità motivata dalla negazione della Terra e la volontà di controllo sono state a lungo la categoria critica del pensiero. L’uomo comprende le cose disconnettendole dall’immediatezza del loro contesto terreno e ricollegandole tra loro per mezzo di causa ed effetto (fallici). La conoscenza della causalità, del funzionamento delle cose, conferisce all’uomo un potere di manipolazione limitato solo dalla sua stessa distruzione. Affinché l’uomo potesse ricreare la terra, la donna e il proprio corpo, doveva negare a queste ‘cose’ i loro movimenti interiori, ritmi e motivazioni. Privata del proprio essere interiore, la triade donna-terra-corpo è stata ridotta a mera materia, atomi, carne passiva che esistevano solo per ricevere forma e significato dal dio creatore maschio razionale. L’astrazione dell’uomo dalla terra attraverso la sua conoscenza della causalità è come tutte le cose fondate sulla sua vita personale, sul suo rapporto con il proprio corpo e, ancora più profondamente, sul suo rapporto con le donne. Una riflessione sul paradigma della creazione, la procreazione, ci fornirà una panoramica sulla tecnica dell’astrazione dell’uomo dalla donna, sul modo in cui essa è stata privata delle proprie motivazioni e ridotta a mezzo di produttività dal marito. All’inizio non esisteva, come fantasticava Freud, un’orda primordiale guidata da un Padre geloso e autoritario. C’era, piuttosto, come dimostrano le molte dee primeve della fertilità, un ‘matriarcato’ in cui la Madre Terra era venerata come fonte e misura della vita. L’eccessiva enfasi divina sul fallo, l’affermazione che solo il seme maschile e non l’utero femminile fosse la fonte sacra della creazione, fu il risultato dell’atto prototipico (di definizione del modello) dell’astrazione. L’uomo si separava dalla naturale necessità di una Madre, dall’immediatezza della nascita femminile, ripensando all’evento del rapporto sessuale. Questo ricordo collegava lo sperma alla gravidanza e al parto. La memoria divenne logica causale-fallica quando l’uomo negò alla donna ciò che le spettava e postulò il seme maschile come unica causa divina della nascita e di tutta la creazione. Questo metodo di pensiero astratto ha posto le basi dello spirito, poiché il seme fallico era concepito come l’essenza spirituale della vita umana, mentre la madre, ridotta a un semplice corpo, rivestiva semplicemente il ruolo di carne. Gli uomini restituiranno alla terra i loro corpi, malvagi e tessuti di carne femminile, ma il Padre, che ha dato loro l’anima – e il nome – riceverà il loro spirito nell’eternità, solo se, come bravi ragazzi, avranno condotto una vita razionale. Il pensiero razionale-fallico si compone delle seguenti fasi: a) negazione della donna come creatrice, b) astrazione dalla saggezza della nascita e della morte attraverso la donna, c) ricordo dell'”unica vera” causa spirituale, lo sperma immortale, e d) l’affermazione che tutto ciò che è femminile e della terra è falso, malvagio e in continua evoluzione. Questo modo fallico di intendere l’uomo gli consentì di deificare sé stesso come dio creatore e manipolare e sfruttare l’altra per soddisfare i propri bisogni. Il sogno dell’uomo era quello di far nascere dalla sua testa una nuova terra, negata e ricostruita secondo i suoi desideri e la sua volontà di potenza. Lo strumento tecnologico alla base di questa ricostruzione e riproduzione è la razionalità fallica.

La donna-la donna identificata e il rovesciamento della donna truccata
Una rivoluzione nel rapporto essenziale tra i sessi toccherebbe tutti nel loro punto più intimo dell’identità. La catalogazione sessista delle donne come madri, come uteri pronti a servire i loro uomini, e degli uomini come padri, come falli per dominare e controllare tutto e tutti, va più in profondità nella nostra società del colore della pelle, del potere di beni e denaro. Se si verificasse una liberazione fondamentale dagli stereotipi sessuali, cambierebbe anche la tecnologia occidentale come modo fallico di creare cose a spese dell’altro. La tecnologia fallica non potrebbe più trasformare l’altra in un grembo per produrre schiavi passivi, che si tratti di donne, neri o classi inferiori. Un cambiamento nei nostri concetti di identità sessuale potrebbe servire come punto di partenza per la costruzione non sessista di una nuova società. Bisogna prima spezzare la morsa del Padre e della Madre patriarcali sulla nostra sessualità. Il Padre identifica la sua mascolinità come padrone e controllore, mentre la Madre trova la sua femminilità nel suo ruolo di schiava e martire del marito e dei figli. Queste due definizioni eterosessuali del creatore e del suo oggetto sono alla base stessa della nostra tecnologia di sfruttamento, del nostro modo di creare il nostro mondo, i nostri figli e noi stessi. Un percorso verso la liberazione dal Padre e dalla Madre è identificarci come donne in relazione al nostro amore per le altre donne. La donna patriarcale in tutta la sua struttura tecnologica è il prodotto delle paure e dei desideri maschili. Se rifiutiamo questa identità identificandoci amorevolmente con altre donne, svilupperemo un concetto totalmente nuovo di femminilità, così come nuovi modi di vivere insieme, lavorare insieme e crescere i figli. La cosa più importante è che le donne che definiscono la loro femminilità come amore per le altre donne stanno creando un nuovo mondo basato su una nuova modalità di rapporto (non fallico) con la terra.
[i] Esiodo, Le opere e Giorni.
[ii] Freud, New Introductory Lectures Vedi il capitolo sulla femminilità nelle Nuove lezioni introduttive di Freud


0 commenti