VasaDea. Ceramiche, simboli, atmosfere e tanta Gimbutas

Mar 4, 2026 | Reportage per chi non c’era | 1 commento

Le opere esposte durante la mostra VasaDea hanno creato un paesaggio sacro in cui le persone hanno potuto immergersi in un tempo altro, intriso di femminile e di cultura

È stata un’esperienza davvero travolgente l’iniziativa che si è svolta a Vallebona, delizioso borgo dell’entroterra del Ponente Ligure lo scorso febbraio. La personale di Fabiana D’Amico si è tenuta nell’Area Arte, spazio suggestivo creato apposta per ospitare eventi artistici: esposizioni di quadri, sculture, fotografie… Ma l’evento VasaDea non si è limitato alle sole opere scultoree. Le immagini delle dee del Paleolitico e del Neolitico gentilmente concesse dal Museo Terra Amata di Nizza hanno accompagnato ogni giornata della mostra scorrendo sul grande schermo posizionato in una delle tante salette dell’Area Arte.

L’argilla è terra che prende forma tra le mie mani e grazie agli elementi.
È viva. Vive nel mio lavoro, non è semplice mezzo, ma presenza viva con cui entro in relazione.

Modellare l’argilla significa instaurare un rapporto di rispetto e ascolto della natura, accettandone i ritmi, le trasformazioni e la vitale imprevedibilità. Il processo creativo diventa così un dialogo tra il mio gesto e la materia, dove non impongo nulla, ma accompagno il suo continuo divenire.

La mia ispirazione è la natura e i culti ancestrali della Dea. Nel mio lavoro cerco di portare bellezza come gesto di gratitudine e di rispetto verso la vita, onorandone le forme femminili e organiche.
Mi piace definire quello che faccio un atto di intenzione e gratitudine verso la vita, la natura, le donne, le antenate.

Nelle mie creazioni, il gesto ripetitivo diventa quasi un rituale: alcune opere sono decorate a piccole gocce, altre coperte di minuscoli fori; altre ancora, dopo la cottura, vengono completate dalla tessitura. Due delle arti più antiche, la ceramica e la tessitura, entrano così in dialogo, come parti di un unico atto di trasformazione.

Sono affascinata dai Simboli, da questo ‘linguaggio metafisico’ che ancora oggi trasmette la sua potenza, anche se la percepiamo in maniera inconscia. Immagini e simboli che compongono un iconografia Sacra antica migliaia di anni e ancora pulsante.
Quando le opere toccano ci toccano dentro, sento che si attivano connessioni profonde con parti antiche di noi, mai perdute, testimonianze di un modo più armonico e rispettoso di abitare la vita.

È stato facile immergersi in quest’atmosfera magica con le due iniziative che ho portato come collettiva Le Matriarcali: la presentazione del video di Donna Read sulla vita e le opere di Marija Gimbutas “Sign Out of Time” in onore della mito-archeologa lituana a cui dobbiamo la riscoperta della Dea in Europa “con la spatola e sul campo”, come lei stessa ripeteva spesso, e con la conferenza “La civiltà della Dea: l’arte e il sacro”, con cui ho cercato di far rivere il senso della vita che le nostre antenate e i nostri antenati hanno espresso nell’arte.

Un viaggio attraverso le immagini che per migliaia di anni la mano umana ha riprodotto con incisioni e disegni sulla pietra, nelle architetture di templi e necropoli, nelle forme dei vasi. Un pubblico raccolto e attento ha contribuito a rendere importante entrambi i momenti di parola, richiedendo addirittura una replica della proiezione di “Signs Out of Time”, che sebbene sia in circolazione in Italia dal 2004 ancora fa nascere emozioni e riflessioni.
Come sempre, la sacralità vitale che ha abitato queste giornate ha fatto anche pensare al nostro presente così difficile e scarno, ea un futuro sempre più incerto e traballante. I tempi della pace e della fiducia nella Madre Terra sembrerebbero finiti, eppure rinascono dentro di noi grazie all’arte e al bello.

Ringraziamo il borgo di Vallebona, che in questo febbraio ha reso onore al suo nome e alla sua storia.

1 commento

  1. Pino Venditti

    Quando si visita un esposizione, vi è un tempo in cui vi si ENTRA ed uno in cui si Esce, ho la sensazione quasi fisica di essere ancora là.

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