Love Story, il film, il matrimonio e Cime tempestose

Gen 22, 2026 | Libri e … | 0 commenti

Il film Love Story esce nel 1970, tratto da un libro pubblicato nello stesso anno: è un’operazione chirurgica per impregnare d’amore romantico il matrimonio, che iniziava in quegli anni il suo inesorabile declino.

Una “storia d’amore” per tutte le americane
Una recensione di Evelyn Clark, apparsa su “The Second Wave”, rivista femminista pubblicata
da Female Liberation a partire dalla primavera del 1971 fino al 1983.

Tradizione aristocratica americana. È brillante, uno studente con lode di Harvard, è atletico, è una stella dell’hockey universitario, e, ovviamente, è bello.
È povera, un’anonima Cavilleri dell’immigrazione italiana, è “melting pot”. È anche una musicista virtuosa, una studiosa di Radcliffe. È artistica, intelligente e bella, ovviamente, più tutte le altre cose che una ‘donna’ deve essere per ritrovarsi in un classico rosso, bianco e blu [I colori della bandiera americana: rosso = resistenza e valore; bianco = castità e purezza; blu = vigilanza, perseveranza e giustizia, N.d.T.].
S’innamorano, è ovvio. Si corteggiano sui prati e nei corridoi dell’Università di Harvard, negli Stati Uniti tradizionali, non moderni, perché non c’è una sola persona radicale dai capelli lunghi o dall’aspetto alla moda in tutta Harvard Square. Lei va alle partite di hockey e lo vede al meglio della sua virilità. Lui si presenta ai suoi concerti nei salotti per vederla esibirsi, così compassata e talentuosa mentre suona il clavicembalo ‘abbastanza bene, niente di che’, vestita di velluto con nastri tra i capelli. Lei può anche essere rude ed energica mentre giocano a calcio sulla neve, ma può essere sensibile e gentile mentre ascoltano musica e leggono nel suo dormitorio. Le viene offerta una borsa di studio per studiare a Parigi. Vorrebbe andare e gioca a essere indipendente per prenderlo in giro. “È solo una cosa passeggera.”
Lui è fermo. La relazione è la priorità e, naturalmente, all’interno di tale relazione la sua carriera legale è la priorità. Lei si arrende e lui la porta a casa, nella tenuta del padre con servi ed ettari di terra, per sottoporla all’approvazione del patriarca. La rifiutano, ovviamente. È affascinante ma ha origini molto comuni e non è la compagna adatta per un aristocratico.
Lei lo porta a casa nella panetteria di suo padre nel Rhode Island. Suo padre approva: solo in America una tale fortuna poteva arrivare alla sua famiglia. Barrett è un compagno perfetto per sua figlia.
Si sposano, ovviamente. Un ‘matrimonio moderno’, scusate la contraddizione, in cui i due celebrano la cerimonia l’uno per l’altro perché sono veramente innamorati e tutti se ne accorgono. Lui viene rinnegato dal patriarca Barrett per la sua cosiddetta ribellione, piuttosto lieve al giorno d’oggi. Naturalmente va a lavorare per sostenere sé stesso e la sua carriera legale. La porta oltre la soglia del loro accogliente ed economico appartamento a Cambridge, dove racimolano soldi e vivono semplicemente per diversi anni. Sono così felici. Lui si laurea alla Harvard Law School, terzo della sua classe, e gli viene offerto un lavoro presso uno studio legale molto elegante. Successo immediato, è ovvio. Si trasferiscono a New York. Lei ha vestiti costosi e il suo piccolo pianoforte a coda. Gli prepara la colazione e lo manda al lavoro ogni mattina. Ora vogliono avere figli. Maschi, ovviamente. Ma invece lei contrae una malattia letale e muore tra le sue braccia con coraggio, bella come sempre. Solo la morte potrebbe porre fine a questa Love story senza rovinarne la perfezione e la totale irrealtà.

Nella sua realtà storica il contratto nuziale attraversa diverse fasi durante il consolidamento del patriarcato avvenuto in Europa a partire dal III-II millennio a.c. Dopo un lungo e doloroso periodo in cui le donne delle società matriarcali sono state ridotte a mogli, schiave e concubine del guerriero e della sua gente, perdendo del tutto la libertà sessuale e la gestione autonoma della prole, il matrimonio è diventato nelle classi più alte un mezzo per creare alleanze tra regni e casate. Per tutto il Medioevo fino all’età moderna, le bambine della nobiltà venivano promesse a signori e signorotti, a cui avrebbero dato eredi possibilmente maschi. Un piccolo miglioramento si manifesta nell’innalzamento dell’età della sposa, dovuto a cambiamenti nell’assetto economico portati dalla scoperta dell’America (e delle sue ricchezze) che, trasformando l’élite aristocratica e cavalleresca in classe alta mercantile, richiedevano che la moglie curasse gli affari del marito in sua assenza. Rimangono fuori da queste logiche le classi meno abbienti, contadini e artigiani, in cui il matrimonio è “impresa di famiglia”, ma il privilegio maschile all’interno della coppia è comunque protetto da Stato e Chiesa. Attraversa tutti i secoli di questa triste storia l’up marriage (vedi appunto Love Story) che almeno offre qualche vantaggio economico alla sposa e alla sua famiglia, e che perdura ancora oggi sotto le mentite spoglie dell’amore.
Con l’affermarsi della borghesia e il progressivo rafforzarsi del sistema capitalista e dell’istituzione statale che lo protegge, nasce l’angelo del focolare, che si adatta benissimo sia alla moglie con servitù della classe media che alla proletaria che vive nella miseria più nera.
Il trionfo dell’amore romantico dall’Ottocento fa palpitare i cuori delle fanciulle e non solo di quelle puberi e ingenue: il sogno d’amore sopravvive perfino alla cosiddetta rivoluzione sessuale degli anni ’60, periodo che precede di qualche anno il film. Nel libro Donne di destra Andrea Dworkin ci restituisce un’immagine critica dei sessantottini nascosti dietro i petali dei fiori di cui sono figli:
Una banda di luridi bastardi che odiava fare l’amore stava facendo la guerra. Una banda di ragazzi amante dei fiori stava facendo l’amore e ripudiava la guerra. […] Volevano la pace. […] Si facevano crescere i capelli, si truccavano, indossavano abiti sgargianti e rischiavano di essere trattati da ragazze. Nessuna meraviglia che le ragazze degli anni Sessanta considerassero questi ragazzi amici speciali, alleati speciali… (Dworkin, pp. 88–100).
Ma non lo erano: nonostante il restyling della modernità il matrimonio resiste. Anche se non si trattava più di quell’unione asfittica che aveva impresso un’ombra di tristezza (quando andava bene) sul volto delle nostre madri, la liberazione sessuale non ha aperto la libertà femminile promessa. Le donne si accorsero (non tutte) che dopo le libere scopate, gli uomini erano rimasti gli stessi e che il matrimonio, come sempre, era ancora per molte il male minore, garanzia di sicurezza economica e protezione posto a fianco di qualche sparuto impiego mal pagato e una vita di miseria e sacrifici nel caso delle madri single.
E curiosamente, ma direi anche ovviamente, nel cinema oggi l’amore ritorna ad abitare il sogno impossibile, in mezzo a Cime tempestose di alberi frustati dal vento della passione dove Frankenstein e Barbie vivono la loro storia romantica e per questo, inevitabilmente, drammatica.

Cambio di scena: una location matriarcale, la Stanza dei Fiori di una ragazza protegge la privacy all’interno di una casa del clan della madre. Lì si incontrano gli amanti e passano la notte e tutte le notti che vogliono insieme: si sono conosciuti a una festa del villaggio e possono tornarci insieme oppure decidere per altri amori. I loro figli hanno già una famiglia, ancor prima di nascere: è il clan dei parenti materni, gli unici davvero di sangue. Nessun infrangimento del sogno d’amore, nessuna separazione o morte dei genitori ne turberà mai la sicurezza esistenziale e affettiva.
Queste sono storie d’amore da vivere, non da raccontare.

Per approfondire

https://lematriarcali.wordpress.com/matriarcato-e-femminismo/agnes-echene-je-tadore/

https://lematriarcali.wordpress.com/matriarcato-e-femminismo/il-primo-ricettacolo-della-violenza-contro-le-donne-la-coppia/

Il fallimento della famiglia nucleare. Capitalismo, amore e Stato di Mariam Irene Tazi-Preve

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